Esplosivi e Audi a 220 km/h: smantellata banda dei 'ladri-chirurghi' dei bancomat

Tre giovani italiani pluri pregiudicati sono stati arrestati dopo aver fatto esplodere un bancomat a Vanzaghello. Uno di loro era già stato condannato nel 2019 per lo stesso reato

L'esplosione a Vanzaghello

Tre abili professionisti degli assalti ai bancomat arrestati e un quarto complice denunciato. Questo il bilancio dell'operazione che ha visto il nucleo investigativo dei carabinieri di Milano lavorare fianco a fianco con la compagnia di Sesto, guidata dal maggiore Saverio Sica, per smantellare una banda di esperti del furto che faceva esplodere gli Atm, rubava il denaro e poi si dava alla fuga a bordo di auto potenti e veloci.

Nella notte tra giovedì e venerdì, tre italiani - un 36enne, un 34enne e un 28enne, tutti residenti a Bologna - dopo aver fatto esplodere un bancomat a Vanzaghello (Milano), rubato 54mila euro ed essere fuggiti a bordo di un'Audi Rs4, viaggiando a 220 chilometri orari, sono stati individuati a Cernusco sul Naviglio (Milano) all'interno di un garage e arrestati dai militari, su disposizione della Procura di Milano, per furto aggravato, porto e uso di materiale esplodente. A partecipare all'operazione anche il nucleo artificieri che si occuperà di far brillare le 'marmotte' rinvenute. 

Gli investigatori, dopo che la compagnia di Sesto aveva notato un'auto sospetta, stavano già da tempo seguendo i movimenti della banda di rapinatori, che contava anche un quarto complice, un 47enne che è stato fermato a Milano all'interno dell'appartamento usato dal gruppo come base e denunciato a piede libero: l'uomo non ha materialmente partecipato al colpo ma avrebbe aiutato gli altri tre nella fuga, che sarebbe avvenuta a bordo di una Toyota Yaris.

All'interno dell'appartamento, in zona Porta Garibaldi, che il gruppo criminale aveva affittato per pochi giorni facendone la propria base logistica, i carabinieri hanno trovato 24 marmotte (i congegni esplosivi artigianali che vengono inseriti nei bancomat attraverso una fessura, per farli esplodere), di cui 8 già innescate e pronte all'utilizzo, oltre ad altro materiale esplodente. Il tutto è stato sequestrato insieme a due auto: l'Audi Rs4 utilizzata per mettere a segno il colpo a Vanzaghello e la Yaris con la quale i rapinatori avrebbero fatto ritorno nelle rispettive case.

Assalti precisi e rapidi, covi e auto veloci

Sempre nell'abitazione gli investigatori hanno rinvenuto anche diversi appunti sui sopralluoghi che la banda aveva effettuato in diversi luoghi al fine di stabilirne l'idoneità per i prossimi furti. L'attività del gruppo criminale, infatti, come emerso dalle indagini che hanno vista coinvolta anche la Procura di Monza, non era mai casuale. Anzi la loro esperienza e precisione nel mettere a segno colpi 'mordi e fuggi' era pressoché chirurgica. 

I tre ladri in altre parole erano veri e propri specialisti degli assalti ai bancomat con marmotte e mettevano a segno azioni devastanti e ripetute: la notte dell'arresto avrebbero realizzato altri due colpi - tra Milano e la Brianza - se non fossero stati fermati. Per comunicare la banda si serviva di cellulari citofonici, che vengono utilizzati come una radio e sono quindi difficilmente rintracciabili. Diversi, poi, erano i covi del gruppo: oltre all'appartamento di Garibaldi, ne avevano uno anche a Sesto, che i carabinieri avevano già scoperto, e un terzo nei garage di Cernusco dove poi sono stati arrestati.

Per allontanarsi dai luoghi delle esplosioni venivano utilizzate auto potenti, veloci e con una buona capacità di carico per l'esplosivo, come Audi Rs4 e Rs6, sempre con targhe false. Il modus operandi della banda, infine, prevedeva che uno dei membri non partecipasse al furto ma aspettasse gli altri con un'auto regolare affinché poi ognuno potesse tornare nella propria residenza. Fermare i tre pregiudicati, proprio per via della loro precisione e della loro velocità, non è stato semplice.

Uno dei tre arrestati - il 28enne, che fungeva da 'fuochista' del gruppo - era già stato condannato nel 2019 per lo stesso reato insieme ad altre quattro persone che al momento sono già tutte in libertà. Quando si è visto scoperto nel box di Cernusco ha riconosciuto tutti i carabinieri che l'avevano fermato la prima volta tranne uno che ha preso parte all'operazione solo quest'anno, tanto che, riferiscono i militari, ha chiesto a quest'ultimo: "E tu chi sei?".

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