Gioco d'azzardo, i perché di un fallimento: le slot "pagano" più del Comune

Soltanto due bar hanno rinunciato alle slot, accettando il contributo del Comune. I titolari: "Non c'è paragone con gli introiti delle slot". E i soldi non sono ancora arrivati

Slot machine

Il paragone, tra i duemila euro una tantum e le migliaia di euro per sempre, non poteva reggere. In molti hanno deciso - a torto o ragione - di chiudere un occhio sulla morale e di lasciarne aperti due sui guadagni. Il Comune ci ha provato - se di più potesse essere fatto è difficile dirlo -, ma ha fallito. Sì, perché il "bando ludopatia" e la campagna "No slot" sono stati un fallimento. Lo dice la graduatoria del bando - pubblicata il ventuno gennaio -, impietosa. Lo conferma la "freddezza" dei titolari di bar in città, disinteressati e per nulla attratti dall'iniziativa, nonostante una proroga, poi rivelatasi inutile. 

Soltanto due locali hanno deciso di cancellare le slot machine dalle loro pareti, accettando il contributo unico di duemila euro offerto dal Comune. Una scelta ragionata, pensata, ma che evidentemente comporta e comporterà importanti perdite economiche. "Era una decisione che avevamo già preso prima ancora di sapere che c'era il bando del Comune", racconta a MonzaToday Roberto Confalonieri, titolare del Blue Chips di via Ugo Foscolo, che "ospitava" due slot. "Lo abbiamo fatto perché spesso c'erano piccoli furti legati alla presenza di macchinette nel locale e soprattutto perché con le slot le persone perdono il controllo, contrariamente a quanto accade con tanti altri giochi 'più tranquilli'". Una decisione, quella di Roberto, nata da riflessioni ed esigenze personali, più che dall'opportunità offerta dal Comune. "Non c'e dubbio che il guadagno che arriva dalle slot sia molto più alto del contributo offerto, ma è comunque apprezzabile che l'amministrazione abbia dato questa possibilità". Una possibilità che, numeri alla mano, in pochi - solo due - hanno accolto. "E' innegabile che il Comune con un contributo non possa sostituire gli introiti delle macchinette. Ci sono locali - racconta Roberto - che hanno degli incassi molto alti grazie alle macchinette". Introiti che un contributo una tantum "non potrà raggiungere mai anche perché - confessa sorridendo il titolare del bar - i soldi non sono ancora arrivati". 

Stesse parole, stesse idee dell'altro "eroe anti slot" di Monza, Antonio Pellegrini, titolare del "Caffè dolce amaro" di Corso Milano. "Quando un mio cliente mi ha detto del bando, avevo già deciso di togliere le due slot che avevo", racconta a MonzaToday. I motivi, sempre gli stessi. "Noi, essendo un bar tavola calda, da mezzogiorno alle due e mezza le spegnavamo perché i clienti avevano problemi con i giocatori. E poi ho avuto negli anni troppo dispiacere nel vedere la gente che buttava via una marea di soldi", dice amaro Antonio. La stessa amarezza, mista a ironia, che traspare dalle sue parole quando parla del contributo di duemila euro offerto dal Comune. "La quota, è chiaro, non ha il potere di far venire la voglia ai titolari di bar di togliere le macchinette dal locale. Duemila euro, se le slot 'girano', si fanno in una settimana". E, soprattutto, si fanno subito. Perché Antonio, come Roberto, quei soldi che il Comune ha promesso entro trenta giorni dall'assegnazione del bando non li ha ancora visti. "Non li ho ricevuti - conclude - e ad essere onesto non so neanche il modo in cui li riceverò". 

Tanta l'incertezza, insomma. Tantissima la delusione per un'iniziativa che, almeno nelle speranze, avrebbe dovuto aver maggior appeal. Anche se i dubbi, evidentemente giustificati, c'erano. "Da quando abbiamo presentato l'emendamento per chiedere questi ventimila euro per premiare chi si liberasse dalle slot ne è passata di acqua sotto i ponti", recrimina Anna Maria Martinetti, consigliere di "Una Monza per tutti". "Era il maggio 2013 - ricostruisce - e a luglio 2013 un contributo di duemila euro ci era sembrata la cosa più giusta, ma oggi - un anno e mezzo dopo - è evidente che è difficilissimo far lasciare le macchinette, che duemila euro li rendono in un mese".  

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Il bando, spiega il consigliere, "è fallito perché è basato su una cosa vecchia. Settimana prossima - annuncia a MonzaToday - presenterò un'interrogazione in consiglio per capire a che punto siamo e perché oltre questo bando non si è fatto nulla". Ma qualcosa, la stessa Martinetti, farà. "Il sei marzo prossimo partiamo con una mostra di vignette contro il gioco d'azzardo al Mosè Bianchi. L'unica possibilità che c'è oggi - conclude il consigliere - è cercare di far capire ai ragazzi che non devono giocare". Almeno per quello non serviranno soldi.  

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