Processo Ruby, Berlusconi assolto in Cassazione

L'ex premier è stato assolto definitivamente dalle accuse di prostituzione minorile e concussione. "Tutto il mondo ci ha riso dietro", aveva attaccato in aula il sostituto procuratore

Assoluzione definitiva per Berlusconi (Foto da Infophoto)

Condannato in primo grado, assolto da tutte le accuse in appello e martedì, in tarda serata, dichiarato innocente dalla Cassazione. E' stata scritta la parola fine sul caso Berlusconi-Ruby. L'ex premier era imputato per prostituzione minorile e concussione. La sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione, che quindi diventa definitiva, nonostante la richiesta della procura di annullare la stessa assoluzione.

"LA PASSIONE DEL DRAGO" - Eduardo Scardaccione, sostituto procuratore generale della Cassazione, dopo aver ricostruito le tappe del processo aveva chiesto di annullare con rinvio l’assoluzione dell’ex presidente del Consiglio, per una rideterminazione della pena stabilita in primo grado (sette anni di reclusione: sei anni per la concussione e uno per la prostituzione minorile). Secondo l’accusa, la circostanza che Noemi Letizia e Karima El Marough, ovvero Ruby, fossero entrambe minorenni "non è una coincidenza e rende non credibile" che il solo Berlusconi ignorasse la minore età della giovane "mentre tutto il suo entourage ne era al corrente". Il pg ha anche ricordato quello che ha detto Ruby: "Noemi è la sua pupilla e io il suo fondoschiena". E poi ha aggiunto la definizione di Veronica Lario: secondo l’ex moglie, l’inclinazione di Berlusconi per le minorenni era "la passione del drago".

"L’episodio nel quale Silvio Berlusconi racconta che Ruby è la nipote di Mubarak è degno di un film di Mel Brooks e tutto il mondo ci ha riso dietro", ha concluso Scardaccione. Quanto alla concussione (per costrizione), il sostituto pg aveva sottolineato che Berlusconi è "una persona dalla geometrica potenza, che ghiaccia il cuore e la mente di funzionari per ottenere un risultato indebito e illecito". La telefonata al capo di gabinetto della Questura di Milano, invece, sarebbe servita a esercitare "una pressione irresistibile ed è stata di una violenza grave, perdurante e inammissibile per la sproporzione" tra chi ha fatto la chiamata e chi l’ha ricevuta.

LE TAPPE DELLA VICENDA - L’inchiesta ha preso il via dopo la famosa notte in Questura a Milano quando, tra il 27 e il 28 maggio 2010, Karima El Marough, in arte "Rubacuori", venne fermata per un furto. L’ex Cavaliere, che si trovava a Parigi, telefonò al capo di gabinetto, Pietro Ostuni, spiegandogli che la ragazza gli era stata indicata come nipote del presidente egiziano Mubarak e che sarebbe arrivata Nicole Minetti, all’epoca consigliere regionale in Lombardia, per prenderla in affido. Cosa che avvenne nonostante il pm dei minori Annamaria Fiorillo avesse disposto il suo collocamento in una comunità. Pochi giorni dopo, però, la giovane marocchina ricoverata in ospedale a causa di una lite con Michele Conceicao, finì davvero in una struttura protetta. Da qui l’apertura dell’inchiesta. Al centro della vicenda c'erano i presunti festini a luci rosse ad Arcore ai quali avrebbe partecipato anche la giovane che, non ancora maggiorenne, avrebbe fatto sesso in cambio di denaro e altre "utilità" con l’ex capo del governo. Il quale per evitare che tutto ciò venisse a galla, quando Karima venne fermata, telefonò a Ostuni per ottenere - secondo la ricostruzione degli inquirenti -, che venisse rilasciata.

CONDANNA E ASSOLUZIONE - Berlusconi era stato condannato dal Tribunale di Milano nel giugno 2013: sette anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici con l’accusa di aver fatto pressioni sulla Questura di Milano. Il 18 luglio scorso invece la Corte d’appello ha ribaltato la sentenza assolvendo il leader di Forza Italia dall’imputazione di concussione per costrizione "perché il fatto non sussiste" e da quella di prostituzione minorile "perché il fatto non costituisce reato".“

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