Pioltello, la bomba della 'Ndrangheta contro l'uomo che non pagava i debiti

Altri quattro uomini in manette per l'attentato dinamitardo dello scorso 10 ottobre in via Dante

Sarebbero stati loro a tenere e trasportare l'esplosivo. Sarebbero stati loro, così, a dare una mano alla 'Ndrangheta a farla pagare a quell'uomo che non era stato in grado di pagare i suoi debiti. Quattro uomini - tutti italiani - sono stati arrestati mercoledì mattina dai carabinieri del comando provinciale di Milano con le accuse, a vario titolo, di detenzione e porto di materiale esplodente aggravato dal metodo mafioso, porto e vendita illegale di armi da fuoco e furto con strappo.

I quattro - più un quinto uomo, un romeno al momento ricercato - sarebbero coinvolti nell'attentato messo a segno lo scorso 10 ottobre in via Dante Alighieri a Pioltello, quando una bomba artigianale era stata piazzata fuori dalla porta di un quarantaseienne dell'Ecuador. L'esplosione, che solo per caso non aveva provocato feriti, aveva letteralmente distrutto l'abitazione della vittima e danneggiato pesantemente l'intero edificio, tanto che ancora oggi le dodici famiglie che ci vivevano sono senza una casa.

Quell'esplosivo - hanno ora accertato i militari - lo avevano "curato" proprio i quattro uomini finiti in manette. Si tratta di Maurizio S., ventidue anni, Massimo S., ventotto anni, Alessio D.B, ventuno anni e Filippo Manno, suo coetaneo. Quello di Manno, a Pioltello e dintorni, è un cognome importante perché è lo stesso di Francesco e Alessandro, entrambi già in carcere con una condanna per associazione mafiosa perché ritenuti i reggenti di una "costola" della 'Ndrina nel Milanese. A ordinare quell'attentato, avevano ricostruito gli stessi carabinieri, era stato proprio un Manno: il giovane Roberto - venticinque anni, incensurato, figlio di Francesco - che aveva voluto far pagare all'ecuadoriano i ritardi nel saldare un prestito ricevuto.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Video | La palazzina distrutta dalla bomba

A fine novembre, quando il mandante era già finito in cella, la stessa sorte era toccata ad altri tre uomini, tutti accusati di estorsione, usura e violenza privata, aggravati perché commessi con modalità mafiose. Tra gli arrestati di novembre - e non era un caso - c'era un altro Manno: Manuel, cugino del venticinquenne. La vittima, sempre secondo quanto ricostruito dai carabinieri, prima dell'attentato era stata picchiata, costretta a pagare tassi usurai di quattrocento euro al mese - su un prestito di tremila - e obbligata a una sorta di penale di cinquanta euro per ogni giorno di ritardo. Le misure cautelari di mercoledì - richieste dalla direzione distrettuale antimafia di Milano coordinata da Ilda Boccassini e Paolo Storari - dimostrano, ha spiegato il comandante del Gruppo di Monza Simone PacionI, che "a Pioltello esiste la 'Ndrangheta".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Con il prof. Riva lezioni in lingua: in classe si parla solo in latino

  • A Monza apre il "nuovo" Bennet, nell'ex Auchan confermati 100 dipendenti

  • Sono positivo e sintomatico/asintomatico: regole per la quarantena in Lombardia

  • Lissone, dramma in azienda: 53enne muore schiacciato da rullo compressore

  • Covid, si rischia un nuovo lockdown? "Non ci sono più strumenti per contenere i contagi"

  • Lissone, infortunio sul lavoro in azienda: morto un uomo

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
MonzaToday è in caricamento