Fallito per colpa dello Stato: venerdì lo sfratto. I giudici: "Eccessiva pressione mediatica"

Bramini è fallito a causa di debiti accumulati da pubbliche amministrazioni e mai ripagati

Sergio Bramini

Potrebbe rimanere senza casa a partire da venerdì 18 maggio Sergio Bramini, l'imprenditore monzese fallito a causa di debiti accumulati da pubbliche amministrazioni e mai ripagati. E la sezione di Monza dell'associazione nazionale magistrati ha preso parola sul caso: in una nota inviata all'agenzia Ansa ha parlato di una eccessiva pressione mediatica sulla vicenda. Pressing che è sfociato in episodi di violenza verbale sui social nei confronti del magistrato che si sta occupando della vicenda.

"Non possiamo accettare che i singoli giudici siano oggetto di pressioni mediatiche volte a ostacolare il regolare corso del processo – si legge nella nota – attuate attraverso campagne denigratorie, che ledono la libertà personale del singolo e offendono l’intera magistratura monzese".

Secondo l'associazione dei magistrati "campagna mediatica" avrebbe l'intenzione di "condizionare l’attività dei giudici della terza sezione civile del Tribunale di Monza". I magistrati hanno ribadito di non voler limitare il diritto di informazione, ma allo stesso modo "garantire l’opinione pubblica sul fatto che i Giudici di questo Tribunale esercitano e continueranno a esercitare le proprie funzioni con serenità e trasparenza, nel rispetto della legge, respingendo coercizioni di qualsiasi provenienza".

I giudici, inoltre, hanno ribadito la "la regolarità delle procedure attuate dagli uffici preposti all’esecuzione". Non solo: hanno precisato che "tutti i magistrati, e in particolare quelli che si occupano delle esecuzioni forzate, son ben consapevoli dei drammi umani di coloro che si trovano a subire l’esproprio della propria abitazione a causa di eventi sfortunati". Tuttavia "non possono sottrarsi al dovere di applicare la legge".

Inoltre i magistrati hanno attaccato anche i due senatori — esponenti di Lega e 5 stelle — che hanno trasferito il loro domicilio nella casa di Bramini. I magistrati hanno chiesto il "il rispetto dell’indipendenza della magistratura, garantita dalla Costituzione a presidio del principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge".

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