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Il capannone di via Philips

Il capannone di via Philips

Dieci lavoratori in nero in un capannone a Monza

La scoperta mercoledì pomeriggio. I dipendenti erano pagati circa sei euro all'ora e lavoravano anche dieci ore senza nessuna tutela. Tra loro anche due donne ultrasessantenni. Denunciato il titolare

Sei euro per ogni ora di lavoro e giornate interminabili piegati ad assemblare velocemente pezzi di componenti meccanici senza alcuna forma contrattuale e senza tutele. A Monza la polizia locale, con la collaborazione dei Vigili del Fuoco del distaccamento cittadino e della Direzione Territoriale del Lavoro, ha scoperto un capannone industriale dove erano impiegati dieci lavoratori stranieri in nero. 

L'intervento, il più importante degli ultimi anni sul territorio per il risultato raggiunto, è scattato mercoledì pomeriggio quando al comando di via Marsala è arrivata una segnalazione su presunte irregolarità da parte dei vigili del fuoco che si erano recati nella struttura di via Philips per un sopralluogo tecnico ordinario. I pompieri mentre si trovavano all'interno della ditta infatti non hanno potuto fare a meno di notare che alcui lavoratori si nascondevano come meglio potevano, chi dietro i macchinari e chi dentro alcuni scatoloni.

Poco dopo nel capannone si sono presentati gli agenti della polizia locale che hanno fatto scattare i controlli e chiuso l'attività. Si tratta di una struttura industriale dove ha sede una ditta intestata a un titolare originario dello Sri Lanka che ha subappaltato l'attività di una ditta italiana e che si occupa di componenti elettro-meccanici. Qui sono stati scoperti dieci lavoratori stranieri, tutti originari dello Sri Lanka, impiegati in nero, senza alcuna forma di regolamentazione contrattuale. Tra loro anche tre cittadini clandestini, in Italia senza alcun permesso di soggiorno e senza documenti, e due donne di oltre sessant'anni. 

Per il titolare è scattata una doppia denuncia per aver impiegato personale in nero e per avere impiegato dipendenti irregolari sul territorio. L'attività è stata immediatamante chiusa e per poter riaprire l'imprenditore dovrà pagare immediatamente una somma di 2mila euro a cui si devono aggiungere 3mila euro per ogni dipendente impiegato in nero. L'uomo poi dovra assumere per almeno sei mesi tutti i lavoratori con un regolare contratto di lavoro e pagare una sanzione pari a 75 euro per ogni giorno di lavoro non regolarizzato di ogni dipendente. E, da quanto è emerso, non si tratta di poche settimane ma di quasi un anno. 

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