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L'ospedale San Gerardo

L'ospedale San Gerardo

San Gerardo, pochi soldi e troppi pazienti: malati rimandati dai medici di base

Almeno tremila pazienti seguiti dal Tao dovranno "traslocare" dai medici di base. Il primario: "Pochi soldi". L'associazione Aelle: "I malati si sentono abbandonati"

Rimandati a casa. "Rifiutati" dall'ospedale per motivi economici e logistici. In una sanità sempre più a corto di soldi, il San Gerardo di Monza è stato costretto a scaricare ai medici di famiglia tremila pazienti, in cura nell'ospedale per le terapie con i farmaci anticoagulanti, fondamentali per evitare gli ictus. 

Ogni giorno dal centro Tao, racconta il Corriere della Sera, partono decine di lettere quotidiane indirizzate proprio ai medici di famiglia. Una lettera che descrive senza troppi giri di parole la situazione di disagio e difficoltà nell'ospedale monzese. 

"Il Centro Emostasi del dipartimento di Ematologia, attualmente dedito al monitoraggio di 3600 pazienti, per motivi organizzativi non è più in grado di soddisfare la crescente richiesta di accessi da parte dell’utenza interna e di quella esterna proveniente dal territorio". Da qui la decisione: "Al fine di consentire almeno ai pazienti più complessi di accedere al centro - circa 600 - si rende necessario l’invio di quelli più stabili ai rispettivi medici di medicina generale per il proseguimento del monitoraggio con modalità da concordare con gli assistiti".

Una scelta, a quanto pare inevitabile, che però non trova per nulla d'accordo l'associazione anticoagulanti Aelle, che già a giugno scorso aveva raccolto quasi tremila firme per protestare contro la chiusura del centro Tao. "I malati si sentono abbandonati - commentano dall'associazione - E' una scelta che li mette in difficoltà". 

A difesa del San Gerardo, però, è sceso in campo direttamente il primario Pietro Pioltelli. "La nostra attività consiste nel leggere i risultati degli esami e adattare di conseguenza la terapia. Ora la Regione non riconosce più i rimborsi per queste prestazioni, considerate di routine — ha spiegato al Corsera —. L’ambulatorio è tuttora in funzione per i casi più complessi, ma gli altri siamo costretti a inviarli ai medici di famiglia. D’altra parte si tratta di malati cronici con terapie ormai definite". 

Il problema è principalmente di organico. Per assistere tutti e 3600 i pazienti sono necessari due medici e, al momento, ne è a disposizione uno solo. "Pagare uno stipendio in più adesso non è possibile", ha ammesso Pioltelli.

Aelle in passato si era detta disponibile a sostenere a proprie spese lo stipendio del secondo dottore: "Ma il San Gerardo - ha protestato l'associazione - ha preferito rivolgersi ai medici di famiglia". 

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