Progetto Cerba: "Rinegoziare l’accordo del 2009"

Audizione questa mattina in Commissione Sanità presieduta da Fabio Rizzi Il Consigliere Fabio Fanetti predisporrà ora una relazione informativa alla Giunta regionale

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MonzaToday

Milano, 12 giugno 2013 – Per la realizzazione del Cerba, il centro europeo di ricerca biomedica, in vista della firma del protocollo d’intesa programmata per il prossimo 28 giugno, numerosi sono i problemi irrisolti ancora sul tavolo.

E’ quanto emerso questa mattina in Commissione Sanità presieduta da Fabio Rizzi (Lega Nord), dove sono intervenuti in audizione l’avvocato Marco Moro Visconti, il dottor Claudio Ferrario, il dottor Piero Canevelli e l’avvocato Umberto Grella quali rappresentanti per la curatela fallimentare della Im.Co di Ligresti, che deteneva i terreni del Parco Sud sui quali dovrebbe sorgere il polo sanitario.


Da queste audizioni emergono chiaramente difficoltà e problemi che investono gli ambiti giuridici e urbanistici e che non sono di competenza della Regione –ha detto il presidente della Commissione Sanità Fabio Rizzi-: questi aspetti devono essere prima affrontati e risolti nelle sedi opportune. La Commissione predisporrà ora una relazione informativa su quanto emerso dalle audizioni sul Cerba di cui si farà carico il Consigliere Fabio Fanetti (Maroni Presidente) e che sarà trasmessa alla Giunta regionale”.

L’incontro di questa mattina –ha commentato il Vice Presidente della Commissione Angelo Capelliha chiarito l’aspetto più importante della questione, ovvero che l’Accordo di Programma era stato concepito senza che si dovesse prevedere un intervento economico, diretto o indiretto, da parte della Regione. Da quanto esposto oggi dalla curatela si è appreso anche che, solo nel caso in cui Regione Lombardia reclamasse le aree per realizzarci degli insediamenti ospedalieri, tale acquisizione sarà a titolo oneroso”.

Giulio Gallera (PdL) ha invece espresso preoccupazione per la posizione assunta dal Comune di Milano: “Siamo davanti a due scenari molto diversi tra quello descritto oggi e quello prospettatoci la scorsa settimana in sede di presentazione del progetto. Il nostro dovere è comunque quello di mettere responsabilmente attorno a un tavolo tutti i soggetti coinvolti, vista l’eccellenza del progetto Cerba. In questo contesto –ha aggiunto Gallera– anche l’Amministrazione comunale di Milano deve farsi parte diligente assecondando piccoli cambiamenti all’accordo e permettendo così la realizzazione di un progetto prestigioso per il sistema sanitario e scientifico milanese”.

"Il destino del progetto Cerba è indissolubilmente legato alla soluzione delle procedure di fallimento, che dipende dall'esito del Piano Integrato di Intervento. E al momento non mi sembra che ci siano purtroppo le condizioni per una modifica del Piano Integrato che veda d'accordo la curatela fallimentare e il Comune di Milano, ente competente per l'approvazione della convenzione urbanistica" ha detto infine il consigliere Carlo Borghetti (PD).

I  92 milioni di oneri che andrebbero pagati al Comune di Milano, e contenuti nell'accordo di programma del 2009, sono troppi per trovare un soggetto che si faccia carico di proseguire il progetto per la realizzazione del Cerba –ha detto l’avvocato Umberto Grella-. La cifra andrebbe ridotta più o meno a un terzo. Sono accordi basati su valutazioni economiche e finanziarie risalenti al 2003, durante il boom del mercato immobiliare e ora non più sostenibili né per un soggetto pubblico nè per un soggetto privato", ha aggiunto il consulente legale per il fallimento della IM.CO. Secondo Grella gli oneri di urbanizzazione andrebbero quindi rinegoziati o quantomeno dilazionati in più step successivi legati alla prosecuzione dei singoli lotti di intervento: da rivedere anche la questione della manutenzione del parcoche secondo l'accordo sarebbe a carico del nuovo proprietario della aree per 30 anni. "Se il Comune ha davvero a cuore il futuro del Cerba -ha detto l'avvocato- dovrebbe sedersi a un tavolo e rinegoziare. Noi siamo disponibili a collaborare con l'assessore De Cesaris e con tutti i soggetti interessati".

Nella eventuale rinegoziazione, nessuna possibilità di far rientrare la cessione al Comune di Milano della Cascina Campazzo, come chiesto da Palazzo Marino. "Il curatore fallimentare -ha spiegato ancora Grella- non può regalare niente a nessuno, e il valore di questo immobile non è compatibile con le richieste del Comune di Milano".

Durante l'audizione Grella ha anche chiarito i punti proposti dai curatori fallimentari e contestati la scorsa settimana proprio in Commissione Sanità regionale dall'Assessore comunale all'Urbanistica Lucia De Cesaris: l'inserimento nell'accordo di programma di un “piano di media vendita” interpretato come centro commerciale e quella di un progetto di housing sociale. "Non si tratta di centro commerciale, ma di negozi come ce ne sono ad esempio al San Raffaele e all'Ospedale Niguarda, destinati in questo caso a servire circa 400 alloggi", ha precisato sul primo punto, mentre sul secondo ha rassicurato che non è prevista la vendita di alloggi a soggetti terzi e che la residenzialità resterebbe strettamente connessa e legata alla sola struttura sanitaria. L'avvocato ha infine annunciato l’intenzione di fare ricorso al Tar contro un'eventuale decadenza del progetto del Cerba prevista nel caso in cui non si giunga al nuovo accordo entro il termine fissato dal Comune per fine giugno.

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