Cesano Maderno, il venditore ambulante che faceva il boss

E' finito anche lui nella rete dell'operazione Ulisse messa a segno dalla DDA la scorsa settimana. Dietro l'attività di rivenditore di prodotti tipici, ne nascondeva un'altra di primo piano legata alla banda dei Cristello

La via Nuova Valassina

CESANO MADERNO – Verdura, frutta fresca, panini e bibite ghiacciate. Ma soprattutto: prodotti tipici della Calabria. Era una «piccola Calabria» il suo chiosco sulla superstrada Valassina. Antonio Staropoli, 45 anni, faceva di tutto per sembrare un venditore ambulante qualunque. Calabrese trapiantato a Cesano Maderno, sgobbava dalla mattina alla sera ed era aperto 24 ore al giorno. Peccato che, tra i dolcetti e le squisitezze trasportate dal sud al nord, non disdegnasse di portare con sé pure delle armi.

LE ARMI - Mitra, fucili e pistole che poi servivano alle cosche della ndrangheta. A rivelare la vera identità del «dottore» ci ha pensato l’operazione «Ulisse». A sorpresa, c’era anche «Tonino» tra gli arrestati dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano. Quando i militari lo hanno raggiunto per arrestarlo, si trovava a Roma e – come quasi ogni giorno – stava facendo la spola tra il Nord e il Sud. Ma quando gli uomini in divisa lo hanno perquisito, non hanno trovato il Tartufo di Pizzo Calabro, il Nocino della Sila, gli Strangugghi, il Torrone di Bagnara o le Caciotte dell’Aspromonte.

IL CHIOSCO SULLA VALASSINA - Al momento Staropoli aveva appena ritirato da un venditore all’ingrosso una derrata di frutta e verdura da vendere in Brianza. Secondo gli investigatori, però, questa era solo un’attività di copertura. In realtà il commerciante trasportava anche armi e droga. Non solo. Il suo negozio mobile sulla Valassina era diventato un punto di riferimento per i boss della malavita. Era qui che – soprattutto di notte – incontrava i pezzi grossi della ndrangheta. Non esitando a fare da taxi e ad accompagnarli ai summit in Calabria e in Lombardia.

SOTTOTRACCIA - Eppure finora Antonio Staropoli era riuscito a restare sottotraccia. I piccoli precedenti per minacce e falsa testimonianza non avevano attirato l’attenzione degli inquirenti. E finora era sempre riuscito a uscire indenne dalle indagini dell’Operazione Infinito: la maxi inchiesta della Dda di Milano che ha portato all’arresto di oltre 300 persone e a smantellare la ndrangheta in Brianza. Ora però il suo nome compare insieme ad altri 36 indagati dell’Operazion«Ulisse». In realtà già da tempo il suo nome non era sconosciuto alle forze dell’ordine locali. Un anno fa il comandante della polizia provinciale di Monza e Brianza, Flavio Zanardo, aveva posto sotto sequestro il terreno al confine tra Seregno e Carate Brianza dove Staropoli vendeva la frutta.  Era stato accertato che il terreno non era suo, ma era di proprietà di due monzesi. Per nulla turbato da ciò, Staropoli lo aveva asfaltato e trasformato in una piazzola di vendita. L’intraprendente commerciante calabrese inoltre era indagato per un abuso edilizio e smaltimento illecito di rifiuti. Infine, secondo le ultime rivelazioni del pentito Antonino Belnome, Staropoli aveva rivestito in alcuni momenti la carica di capo della locale di Seregno.

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