"Dopo 44 anni in corsia e dopo aver visto l'inferno covid adesso vado in pensione"

Il racconto di Marcello Costa Angeli, chirurgo milanese dal 1989 all'ospedale San Gerardo. Pioniere nella cura chirurgica di alcune patologie del sistema nervoso a 64 anni abbandona la corsia: "Per età siamo a rischio; è giusto lasciare spazio alle nuove generazioni"

L’ultimo giorno in corsia, lo scatto con la mascherina, e  alle spalle l’ingresso di quel reparto che è stato la sua seconda casa per oltre trent’anni. Adesso una nuova vita. In un momento in cui i camici bianchi sono merce preziosa c’è chi, giustamente, raggiunta l’agognata età della pensione, lascia spazio ai giovani.

 Questa la storia del dottor Marcello Costa Angeli, 64 anni, abruzzese di nascita, milanese d’adozione e dal 1989 chirurgo toracico all’ospedale San Gerardo di Monza, dopo aver lavorato anche negli ospedali di Cernusco sul Naviglio, Gorgonzola, Melzo e al Bassini.

“Dopo 43 anni e 11 mesi di anzianità di servizio, più che giusto è doveroso farsi da parte e promuovere una nuova leva per il futuro. Il San Gerardo è stata la mia casa, posso attestare che è un ospedale  di cui non ci si può lamentare, sostenuto da personale tutto di gran dedizione e capacità”, ha scritto Costa Angeli sul suo profilo Facebook annunciando il pensionamento.

Una scelta dettata anche dall’età che lo espone, qualora venisse contagiato, a rischi maggiori. “Non pensavo di finire la mia carriera nel pieno di una pandemia – racconta -. Durante la prima ondata sono stati mesi di intenso lavoro, stimolanti anche dal punto di vista prettamente medico per lo studio e per la lotta contro un virus sconosciuto e molto aggressivo”.
Sono numerosi i ricordi che si susseguono di quei mesi in prima linea. “Avevo paura, ma è normale che sia così: il problema era proprio il numero elevatissimo di persone che si contagiavano e che in poco tempo arrivavano in ospedale – prosegue -. Fin da subito ho assistito a un lavoro straordinario da parte dei medici, degli infermieri e degli operatori di supporto del mio reparto. Gli infermieri si sono trasformati anche in straordinari angeli custodi di malati che non avevano nessun contatto diretto con i loro parenti. Hanno curato con affetto ammirevole, senza mai fermarsi e lamentarsi, malgrado alla fine non abbiamo ricevuto neppure una ricompensa economica".

Non è la prima volta che il noto chirurgo monzese prende le difese degli infermieri. Nel 2019, in occasione della lunga mobilitazione e dello sciopero generale degli infermieri dell'Asst Monza che chiedevano rinforzi, Marcello Costa Angeli è sceso in piazza con loro. 

"I malati contagiati vanno non solo curati, ma bisogna alimentarli e garantirgli una perfetta igiene personale quotidiana con il rischio sempre elevato di contagio, malgrado tutti i presidi di protezione individuale - prosegue -. Infermieri e personale di suppporto hanno svolto questo lavoro egregiamente". 
Dopo questi ultimi mesi di guerra in corsia Costa Angeli ha deciso comunque di andare in pensione. “Anche noi chirurghi in questi mesi abbiamo dovuto mettere da parte la nostra specialità – prosegue -. Ma la chirurgia mi manca: mi manca la sala operatoria e mantenere la manualità è fondamentale”.

Oggi l’aria che si respira nelle corsie degli ospedali è diversa da quella che si respirava durante la prima ondata. “Lo slancio è rimasto – prosegue -. Ma ci sono anche tante perplessità. Siamo più pronti di marzo nel saper affrontare la malattia, ma c’è più disincanto”. Un amore per la chirurgia che in Marcello Costa Angeli non è mai scemata. Ha fatto dell’ospedale monzese il punto di riferimento nazionale per la cura chirurgica dell’iperidrosi (eccessiva sudorazione) e dell’eritrofobia (arrossire senza motivo): in Italia è stato pioniere degli interventi per la cura di queste patologie del sistema nervoso autonomo periferico trattando migliaia di pazienti che da tutto il Paese si affidavano alle mani del chirurgo del San Gerardo.

Dopo un periodo di meritato riposo Marcello Costa Angeli certamente indosserà nuovamente il camice bianco e tornerà in sala operatoria, con un occhio di attenzione anche al mondo del sociale nella sua amata Milano. 

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