Cronaca

"Ecco come rilanciare la Villa Reale: sale piene e comunicazione affidata a professionisti"

Giorgio Castoldi, monzese e docente universitario in Economia Aziendale, spiega come mettere a reddito la Reggia del Piermarini e attirare turisti

"La Villa Reale di Monza può rinascere con un programma serio e a lungo termine, purché gli stakeholders (cioè i portatori di interessi) accettino di condividere spazi, idee e patrimonio". Così Giorgio Castoldi, monzese e professore universitario di Economia Aziendale, presenta a MonzaToday il suo progetto di rilancio della Villa Reale. “Bisogna partire dal presupposto che un visitatore non viene a Monza a pagare il biglietto di ingresso per ammirare sale vuote. Gli arredi originali non ritorneranno, quindi per attirare i clienti, cioè i turisti, la Villa va riempita”.  Il professor Castoldi è certo che la Villa Reale di Monza non possa vivere e risplendere di luce propria, ma abbia bisogno di un collegamento – non solo culturale – con Milano e con il resto della Brianza. “In Brianza abbiamo due gioielli artistici –. Il Must di Vimercate e il Mac di Lissone. E l’organizzazione di Villa Greppi o la Fondazione Minoprio”.

"Se non sei capace di comunicare i turisti non arrivano"

Fondamentale la comunicazione. “Deve essere affidata a professionisti - prosegue -.  Si può avere il miglior prodotto europeo, ma se non si è in grado di divulgarlo nessuno lo viene a vedere. Servono professionisti dei social, del turismo, della comunicazione. Oggi, ma anche prima dell’emergenza sanitaria, perché un turista sarebbe dovuto venire a Monza? Che cosa c’era – e che cosa c’è – che vale la pena di vedere anche pagando un biglietto? Non c’era e non c’è nulla. Fino a quando non capiremo che la cultura produce ricchezza resteremo un bel po’ indietro rispetto alle altre città europee che attorno al loro prodotto sono riusciti a costruirci un mito che richiama turisti che spendono e producono indotto".

Ecco con cosa "riempire" i saloni della Villa 

Il professor Castoldi ha già le idee chiare su come allestire gli spazi, attualmente vuoti, della Villa Reale. "Si possono ospitare le collezioni dei quadri non esposti dei Musei e privati Milanesi e dei Musei Civici di Monza, quelle dell’ospedale San Gerardo di Monza, delle banche e delle Fondazioni; al primo piano nobile le esposizioni di richiamo internazionale come già sperimentato con successo da Palazzo Reale a Milano e come avveniva fino agli anni 80 a Monza, basti ricordare che l’ultima mostra internazionale risale alla fine degli anni 80 con gli impressionisti. Le ali esterne e gli ex appartamenti li affiderei alle associazioni di Monza e della Brianza per la promozione delle loro attività culturali, e queste ultime potrebbero svolgere una funzione di supporto alla gestione della Villa e soprattutto collaborare con altre realtà fuori dal piccolo e poco organizzato circuito locale facendo sistema. Mirabello e Mirabellino – assolutamente da recuperare – possono diventare sedi espositive di eventi minori, mentre la ex sede Rai ospitare gli uffici amministrativi”.

Il rilancio della Villa parte dalle collaborazioni

"Sarebbe anche importante stringere rapporti di collaborazione con le università e scuole secondarie superiori per incentivare progetti di stage curriculari, e progetti per la tutela del patrimonio artistico ed arboreo della Villa “Arciducale” e del Parco, dove non dimentichiamoci sono presenti diversi alberi rari - precisa il docente - Bisogna porsi una domanda: vogliamo rilanciare la Villa Reale come emblema degli Asburgo che l’hanno realizzata, o come quello della Casa Savoia che a Monza è legata per l’evento luttuoso del regicidio?”.villa reale reggia di monza signorile-2

"Siamo obiettivi: la Villa Reale non è Versaille"

Il docente pensa alla reggia del Piermarini in termini di ritorno economico e di immagine, sganciandosi dalle polemiche politiche e guardandola come un “prodotto da vendere”. Conscio, però, dei limiti della Villa monzese. “Monza non è Parigi – precisa -. La Villa Reale non è la Versaille italiana”. Quindi è molto difficile ottenere almeno il pareggio di bilancio. Per Castoldi bisogna creare un “mito” attorno alla Villa Reale. “Così come hanno fatto a Schonbrunn, in Austria, con la principessa Sissi. Si può creare il mito degli Asburgo e quindi rilanciare esclusivamente l’edificio, il mito dei Savoia con tutto quello che gli sta attorno, o ancora il mito di Napoleone e quindi del Parco, oppure il semplice mito dell’Italia unita. Se la Villa diventasse un set per le riprese delle serie di Netflix ed Amazon Prime, potrebbe diventare veramente un luogo attrattivo, grazie alla promozione delle serie, ed al passaparola social... Però la gestione dell’immagine, della comunicazione e degli eventi non dovrebbe essere gestita artigianalmente ma affidarsi a società competenti, magari rinunciando a qualcosa da parte della cittadinanza"

Nel pratone concerti di musica classica

Castoldi è pronto a lanciare anche il progetto – quando il covid sarà solo un brutto ricordo – dei concerti nel pratone: non ci sarà spazio però per i grandi eventi rock, ma per rassegne di musica classica. “Eventi in collaborazione con la Filarmonica Verdi di Milano e con il liceo musicale Appiani di Monza” che potrebbe fare da supporto alla Filarmonica Milanese, magari lanciando anche i musicisti monzesi del futuro.  Castoldi, che guarda alla Villa come un business e un prodotto da vendere, non disdegna anche l’organizzazione nelle sue sale di eventi privati, anzi dovrebbero diventare importanti come fonti di ricavi.

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Attirare i clienti con un pacchetto ampio e non solo con la Villa

L’idea finale è di attirare clienti con un pacchetto unico comprensivo anche della visita della Cappella Espiatoria, dei Musei Civici e soprattutto l’ex Museo Serpero dove è conservata la Corona simbolo del Regno di Italia, purché il tutto sia coordinato con il resto del territorio. “Un pacchetto turistico con il quale il turista ha modo di visitare i tesori brianzoli e milanesi. Servono sponsor, ma anche progetti come quello europeo del percorso dei longobardi di cui si sono perse le tracce. Monza nel limite dell’offerta potrebbe diventare la Potsdam di Italia e Berlino la nostra amata Milano. La necessità della Villa e della città di Monza è quella di sprovincializzarsi, imparando molto da realtà diverse anche essere e non pensare di essere l’ombelico del Mondo, concezione che poteva essere valida quando il massimo della gita fuori porta erano le Grotte di Realdino o la vacanza a Moggio".

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