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Cronaca

La questura ricorda Giovanni Palatucci, il poliziotto che salvò migliaia di ebrei

Il 10 febbraio ricorre la sua morte avvenuta nel 1945 nel lager di Dachau

Monza ricorda Giovanni Palatucci, l'ex questore di Fiume che il 10 febbraio 1945 è morto nel lager di Dachau. All'ex questore è stata assegnata la Medaglia d'oro al merito civile ed è stato riconosciuto "Giusto tra le nazioni" per aver salvato dal genocidio migliaia di ebrei italiani e stranieri. 

Un momento di riflessionie e di commozione nella mattinata di oggi, giovedì 10 febbraio, durante la cerimionia che si è svolta in questura alla presenza del questore Marco Odorisio, dei funzionari, di don Gianluca Bernardini cappellano della polizia di stato, di una rappresentanza della polizia e dell'Associazione nazionale della polizia di stato (con il suo presidente Emanuele Bergamo).

In prossimità dello spazio dedicato all’ex questore Giovanni Palatucci, dove lo scorso anno sono stati collocati un ulivo ed una targa commemorativa, si è proceduto con la deposizione di una composizione floreale commemorativa, in presenza di due agenti in alta uniforme e con il contributo di due studenti del locale liceo classico e musicale Zucchi che hanno eseguito il silenzio di ordinanza.

Dopo la benedizione impartita dal cappellano, il questore ha ricordato la figura di Giovanni Palatucci “che ha improntato il proprio agire ed interpretato il proprio servizio, nella sua più alta e nobile accezione del verbo servire, inteso come 'servus', come disponibilità, sostegno e aiuto a favore del prossimo. A noi la cura e la custodia della memoria di quanti, con il sacrificio della propria vita ci hanno tracciato la strada ed indicatoci il modo di come percorrerla”. Al termine della cerimonia il Questore ha ringraziato l’insegnante ed i due studenti del Liceo Musicale “B. Zucchi”, consegnando loro un attestato di compiacimento a ricordo della odierna giornata.

Chi era Giovanni Palatucci

Giovanni Palatucci, poco più che trentenne, nel 1937, poco prima della promulgazione delle leggi raziali in Italia avvenuta nel 1938, fu nominato vice commissario di pubblica sicurezza e fu assegnato all’ufficio stranieri della questura di Fiume: proprio a causa di tale ruolo viene a trovarsi “in prima linea” nella sistematica opera di cattura e deportazione degli ebrei. Come reggente della questura di Fiume, vanifica a lungo le procedure burocratiche necessarie ai nazisti per identificare e arrestare i ricercati, dando ordine all’anagrafe di Fiume di avvertirlo preventivamente delle richieste avanzate dai tedeschi, attivandosi immediatamente per avvisarlo ed organizzarne la fuga. In questa opera di grande Umanità, è stato aiutato da altri poliziotti e da vari sacerdoti, frati e suore sparsi in tutta Italia, in particolare dallo zio vescovo di Campagna, in provincia di Salerno.

Nonostante fosse certo che avrebbe pagato con la vita per quello che stava facendo, Palatucci ha rifiutato sempre sia provvidenziali trasferimenti che fughe in clandestinità. Proseguì nella sua opera a viso aperto fino al 13 settembre 1944, quando il tenente colonnello Herbert Kappler, l’esecutore della strage delle Fosse Ardeatine, lo fece arrestare all’alba. Rinchiuso nel carcere di Trieste e condannato a morte venne deportato a fine ottobre nel campo di sterminio di Dachau, dove morì il 10 febbraio 1945. Di lui resta solo la matricola: 117826 e la memoria della sua splendida personalità e del suo esempio di poliziotto intelligente e senza paura, votato ad un superiore senso del dovere.

Poliziotto in odore di santità

Nel 1990 lo Yad Vashem di Gerusalemme lo giudica “Giusto tra le Nazioni” e nel 1995 lo Stato italiano gli attribuisce la Medaglia d'Oro al Merito Civile. Il 21 marzo 2000 il Vicariato di Roma emana un Editto per l'apertura del processo di beatificazione del “Servo di Dio Giovanni Palatucci”, avvenuta il 9 ottobre 2002. Inoltre, in occasione della cerimonia ecumenica Giubilare del 7 maggio 2000, papa Giovanni Paolo II lo annovera tra i martiri del XX Secolo. Oggi la Chiesa cattolica riconosce a Giovanni Palatucci il titolo di “Servo di Dio” e nel 2004 si è conclusa la prima fase del processo di canonizzazione del martire irpino ed i relativi atti sono stati trasmessi alla Congregazione Vaticana per le Cause dei Santi.

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