Sei anni di prigione per l’ex brigadiere autore delle soffiate per Ponzoni

L'ex brigadiere in servizio alla compagnia di Desio è stato condannato a sei anni per corruzione, rivelazione di segreti d'ufficio e tentato favoreggiamento personale

Un caffè bevuto insieme. Quattro chiacchiere in allegria. E poi la richiesta di indiscrezioni confidenziali su un processo importante, in cambio di qualche banconota da cento euro. Un reato. Se sei un carabiniere, e vesti la divisa di un’istituzione importante come l’Arma, il reato è ancora più grave. E il conto da pagare con la giustizia può diventare pesante. Così è stato per Sossio Moccia. L’ex brigadiere in servizio alla compagnia di Desio è stato condannato a sei anni per corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio e tentato favoreggiamento personale. Secondo i giudici del Tribunale di Monza, Moccia avrebbe fatto da informatore a Massimo Ponzoni. Le indiscrezioni non sono servite molto all’ex golden boy della politica brianzola, visto che è stato condannato a dieci anni e mezzo per tangenti sul Pgt di Desio e il fallimento di alcune sue immobiliari.

In quegli anni Moccia, separato e nei guai per alcuni problemi economici, aveva bisogno di soldi. Le «mance» da 200 euro che Ponzoni gli metteva nella tasca della camicia con la facilità di chi ogni mese riceve sul conto 12mila euro, gli facevano davvero comodo. Non si è ricordato che un carabiniere non può permettersi errori. Un passo dopo l’altro, Ponzoni aveva affidato a Sossio Moccia «compiti» sempre più importanti.

Indiscrezioni sull’operazione «Infinito» e in particolare su Rosario Perri, l’ex direttore dell’ufficio tecnico diventato assessore provinciale e mente occulta della politica brianzola. Dossier riservati erano stati forniti anche sull’inchiesta dedicata a Paolo Vivacqua, il boss freddato a colpi di pistola nel suo ufficio a Desio.

Moccia pare abbia anche fatto pressioni sulla polizia stradale perché fingessero di non vedere i reati commessi da un noto auto demolitore di Desio. Il pm Walter Mapelli aveva chiesto tre anni di reclusione. Ma i giudici hanno raddoppiato la condanna. Moccia, che si trova da tempo agli arresti domiciliari, ha sempre negato ogni accusa, sostenendo che Massimo Ponzoni era un amico che gli forniva piccoli prestiti per far fronte a una situazione economica critica.

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