Cronaca

"Regione Lombardia siamo allo stremo, facci ripartire subito"

Il grido di disperazione di Confesercenti. La delegazione monzese in piazza chiede una ripartenza immediata e un aiuto concreto ai commercianti

“Le gente è esasperata: i commercianti e i piccoli imprenditori sono stremati e con fatica li abbiamo frenati dallo scendere in piazza a manifestare. Ma adesso chiediamo coraggio alla Regione Lombardia. Se dal Governo non arrivano segnali concreti e immediati, che sia il Pirellone a fare da apripista. Chiediamo di poter riaprire subito, naturalmente nel pieno rispetto delle prescrizioni covid, chiediamo la reintroduzione del canone concordato, e la riduzione o l’eliminazione delle tasse almeno per i prossimi due anni. I commercianti e i piccoli imprenditori di Monza e Brianza, così come quelli di tutta la Lombardia,  non vogliono continuare ad aprire e chiudere, vogliono ripartire definitivamente”.

"Serve un piano di aiuti biennale"

Così spiega a MonzaToday Ada Rosafio, delegata territoriale di Monza per Confesercenti che mercoledì 7 aprile ha manifestato a Milano sotto il Palazzo della Regione insieme agli altri dirigenti e delegati dell’associazione. La delegazione è riuscita anche ad avere un breve colloquio con il Governatore Attilio Fontana che li ha informati sul suo impegno a voler far tornare in zona arancione la Lombardia dopo il 20 aprile. Ma i rappresentanti chiedono di più. “Abbiamo bisogno di interventi immediati – prosegue -. Non ci conforta l’idea di un ritorno alla zona arancione, poi con il rischio di tornare a zona rossa”.

"Gli esercenti vanno subito vaccinati"

Rosafio ha le idee ben chiare e un progetto per la ripartenza, ma non a singhiozzo.  “Devono essere immediatamente vaccinati anche i nostri piccoli esercenti – continua -. Siamo noi che facciamo da traino all’economia nazionale. Chiediamo il credito aperto. Ci sono tanti piccoli commercianti, anche a Monza, che sono andati in prepensionamento. Ma avrebbero potuto portare avanti l’attività se ci fosse stata una garanzia economica da parte dello Stato. Oggi è difficile anche vendere un’attività: non c’è più mercato. Sono passati 400 giorni dall’inizio dell’emergenza sanitaria, i commercianti hanno lavorato pochi mesi e hanno dilapidato tutte le loro risorse”. Rosafio ricorda il problema anche dei dipendenti: pochi quelli con i contratti a tempo indeterminato rimasti in cassa integrazione con spesso soldi neppure arrivati; molto più ampia la percentuale di quei lavoratori a termine che non si sono visti rinnovare il contratto. E sono rimasti a casa senza un lavoro.  “Da parte del Governo vediamo solo tante belle parole ma non fatti – prosegue la monzese -. I Comuni sono allo stremo: privati e aziende in difficoltà economica non pagano i tributi. Gli interventi noi li chiediamo direttamente al Governo e alla Regione Lombardia, affinché sostengano le istituzioni locali.  Si parla tanto di indipendenza delle regioni, è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti”.

"Tutti i negozi devono poter riaprire"

Rosafio ribadisce l’urgenza di riaprire tutto e subito. “Non capisco perché i clienti possono stare in fila ed entrare contingentati nei negozi alimentari e non lo possano fare anche per gli altri negozi – prosegue -. Qui ci vuole un progetto serio di ripartenza, con sgravi fiscali e sostegno alle assunzioni per almeno i prossimi due anni. Il credito alle aziende di 25 mila euro, che con tanta fatica è stato ottenuto da alcuni esercenti, serve a poco o a nulla per la ripartenza”. Rosafio ogni giorno vive sulla sua pelle il grande disagio e la sofferenza dei colleghi, ma anche della popolazione. Una settimana fa ha aperto la sua attività commerciale di San Fruttuoso come magazzino per una raccolta alimentare e di vestiti poi consegnati alle famiglie del quartiere che, proprio a causa della pandemia, si sono ritrovate dall’oggi al domani in una condizione di indigenza.

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