"Attenzione ad asintomatici e test su categorie a rischio": la via anti Coronavirus della scienza

Una lettera aperta inviata dagli scienziati a Conte indica la strada per ridurre i contagi

TAmponi - Foto repertorio Today.it

Distanziamento sociale, chiusura delle attività non essenziali, riduzione degli spostamenti al minimo e utilizzo di dispositivi sanitari di protezione: queste sono le principali contromisure adottate in Lombardia e in Italia per arginare l'epidemia di coronavirus. A questi punti principali va ovviamente aggiunto tutto il lavoro enorme del personale sanitario e di tutti i settori che stanno continuando a lavorare per evitare che la situazione peggiori. I primi effetti di queste misure iniziano a farsi vedere, ma il numero di contagi e decessi rimane comunque troppo alto, motivo per cui serve una strategia efficace per contenere la diffusione del virus, in attesa che arrivi una cura definitiva.

Coronavirus, la lettera di 292 scienziati a Conte

Ma cosa si può fare di più? Il suggerimento arriva dalla lettera inviata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e ai governatori di tutte le regioni, dai 292 rappresentanti della comunità scientifica italiana, che hanno proposto un piano d’azione nazionale anti-contagio che vede il consenso compatto della maggioranza dei direttori degli Irccs e dei principali Istituti di Ricerca biomedica nonché di una larga fascia degli scienziati con competenze di biologia molecolare e biotecnologie del Paese.

Nella lettera aperta, gli scienziati spiegano quali sono le possibili criticità dell'attuale strategia per poi arrivare alle contromisure. Il primo passo è una rete che unisca i laboratori di ricerca italiani: ''Risorse intellettuali e competenze tecnologiche di alto livello per l’esecuzione dei test diagnostici per l’identificazione del virus - sostengono - sono disponibili su tutto il territorio nazionale da subito e a costo di personale e attrezzature pari a zero, e quindi senza imporre ulteriori aggravi in un Paese già allo stremo''.

Coronavirus, il piano anti-contagio

Tra i vari punti su cui gli scienziati si soffermano nella lettera inviata a Conte e alle Regioni, c'è quello riguardante i soggetti asintomatici o con lievi sintomi, che rappresentano la fonte primaria del contagio: ''I modelli matematici delle curve di contagio e le analisi dirette sulle popolazioni colpite - premettono gli scienziati - indicano l’esistenza di una percentuale di soggetti asintomatici o con sintomi lievi molto elevata sul totale dei contagiati. È stimato che queste infezioni non documentate abbiano una potenzialità di contagio per individuo pari a circa la metà rispetto alle infezioni documentate clinicamente. Pertanto i soggetti non sintomatici o lievemente sintomatici non solo non sono innocui dal punto di vista della diffusione del contagio - avvertono - ma di fatto rappresentano la sorgente principale di disseminazione del virus nella popolazione. Appare quindi evidente come l’identificazione precoce di casi asintomatici o paucisintomatici e l’immediato isolamento degli stessi e dei contatti diretti possano consentire un’efficace riduzione della diffusione dell’epidemia''.

"Pertanto - osservano - le attuali strategie di contenimento basate sulla identificazione dei soli soggetti sintomatici non sono sufficienti alla riduzione rapida della estensione del contagio nelle popolazioni affette. D’altra parte l’estensione a tappeto dei test diagnostici non è una strategia percorribile per l’ampiezza della popolazione interessata, la limitata disponibilità di kit diagnostici prontamente utilizzabili e i pochi laboratori autorizzati ad eseguire i test".

Coronavirus, il piano anti-contagio: test sulle categorie a rischio

Da qui la proposta: il coinvolgimento ampio delle competenze tecnologiche disponibili sul territorio nazionale può permettere di eseguire test ripetuti sulle categorie ad alto rischio di infezione, alto numero di contatti e che non possono essere sottoposti a provvedimenti restrittivi. E cioè tutto il personale sanitario - medici, infermieri, personale di supporto ospedaliero, personale delle ambulanze, farmacisti - ; tutto il personale con ampia esposizione al pubblico e parte di servizi essenziali, personale di tutti i servizi commerciali aperti quali forniture alimentari, edicole, poste; autisti di mezzi pubblici e taxi; addetti alle pompe funebri; addetti alla pubblica sicurezza e a filiere produttive essenziali.

"Tecnologie ad alta processività, commerciali e non commerciali, per la rapida estensione del numero dei test sono disponibili da poche settimane e possono essere validate ed implementate su ampia scala in tempi ragionevolmente rapidi. Tecnologie più avanzate per una diagnosi rapida possono essere sviluppate e rese disponibili per le fasi successive dell’epidemia. Un sistema di laboratori a rete diffuso in maniera capillare sul territorio nazionale e fondato sulle competenze disponibili nei centri di ricerca italiani può mettersi al lavoro da subito. Le risorse intellettuali e tecnologiche in Italia ci sono e sono ai massimi standard: perché non si utilizzano di fronte alla pandemia più drammatica del terzo millennio? - aggiungono gli scienziati nel comunicato, concludendo poi con una domanda - la nostra proposta ha carattere di urgenza, perché la politica non coglie immediatamente questa opportunità?". 

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Il comitato promotore è formato da Ruggero De Maria, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma; Andrea Graziani, Università degli Studi di Torino; Emilio Hirsch, Università degli Studi di Torino; Gioacchino Natoli, Istituto Europeo di Oncologia, IRCCS, Milano; Pier Giuseppe Pelicci, Direttore Area Ricerca, Istituto Europeo di Oncologia, IRCCS, Milano; Giorgio Stassi, Universita' degli Studi di Palermo e Paolo Vineis, Imperial College, London.

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