Cronaca

A mensa tutti in silenzio per paura del covid, bambini esasperati: la denuncia di una mamma

Il racconto di Lucia, la mamma di un bambino che frequenta una scuola elementare pubblica di Monza. "I protocolli anti contagio stanno rovinando un'intera generazione. Bambini con le mascherine per otto ore di seguito, negata l'ora di ginnastica e di musica, intervallo al banco e il cervello va in tilt"

Una scuola ai tempi del covid - Foto di repertorio

“La pandemia ha distrutto l’infanzia dei nostri bambini. In mensa non possono parlare, l’ora di ginnastica è limitata a saltelli o flessioni al banco, durante la lezione di musica non possono cantare né suonare il loro strumento personale. L’intervallo non esiste più: stanno seduti al banco a disegnare. Questa non è vita. Non è normale che un bambino di 8 anni dopo un po’ di flessioni torni a casa con i crampi alle gambe: è sintomo che quelle gambe ormai è da tempo che non si muovono più in modo adeguato”.

Ecco lo sfogo di Lucia (il nome è di fantasia), la mamma di un alunno di una scuola elementare pubblica di Monza. Lucia quest’anno ha deciso di non lasciare il figlio a scuola a pranzo per garantirgli un’ora e mezza di autentica pausa senza mascherina, colloquiando davanti al piatto e poi correndo nel prato sotto casa in totale libertà.

“Non sono negazionista: il Covid esiste, è pericoloso, ma non possiamo ospedalizzare la scuola elementare negando ai nostri figli la ricreazione e i momenti di socializzazione – spiega -. Concordo con gli insegnanti e con i dirigenti che devono assolutamente attuare i protocolli prescritti, ma adesso stiamo esagerando”.

La storia del figlio di Lucia è emblematica e racconta la storia di altri bambini che si sono visti rivoluzionare la loro vita. “Mio figlio indossa la mascherina da quando entra a scuola fino all’uscita. Anche quando è seduto al suo banco, ben distanziato dai compagni”. Dalle 8.30 alle 16.30 togliendosi la mascherina solo quando devono mangiare. “Ci sono momenti che non ce la fa più e chiede di poter andare ai servizi, così che possa tornare a respirare liberamente almeno per pochi minuti”.

Lucia è esausta di questa situazione: non sono mancati momenti di profondo sconforto anche da parte del suo bambino che ha chiesto a gran voce di poter almeno tornare libero durante la pausa pranzo.

“L’oratorio è chiuso, la piscina è chiusa, la scuola calcio è chiusa. L’unico svago sono i giardinetti sotto casa dove ci fiondiamo subito dopo pranzo per correre e  sgranchirsi le gambe. Qualche volta anche il pomeriggio incontrandoci con altre mamme che come me non vogliono che il virus uccida la mente dei loro bambini”.

Lucia sa che non tutti la pensano come lei. “Io non ho più un bambino spensierato, ho un figlio che vuole tornare a vivere la sua vita ma è circondato dal terrore del contagio. Se dimentica a casa la penna non può chiederla in prestito; non può far assaggiare la sua merenda all’amico; non può avvicinarsi al compagno dell’altra classe; non può cantare durante l’ora di musica altrimenti c’è il rischio che le goccioline si spargano nell’ambiente; non può parlare in mensa altrimenti c’è il rischio del contagio né può alzarsi per andare a prendere un altro bicchiere di acqua; non c’è più l’ora di ginnastica in palestra ma al massimo ci sono saltelli e flessioni accanto al banco; non può lasciare i libri a scuola e ogni volta che torna a casa glieli devo sanificare; ogni giorno gli devo cambiare il grembiulino”.

Lucia è molto preoccupata per il futuro di questa generazione che già massacrata dagli effetti del covid, tra qualche anno dovrà anche affrontare la delicatissima fase dell’adolescenza. "La paura del contagio è andata fuori controllo. Io ho il tempo e la possibilità di permettere a mio figlio di ritornare a casa durante la pausa pranzo e di ritrovare un minimo di normalità, ma ci sono tanti genitori che questo lusso non se lo possono permettere. Ma chi li risarcirà dei danni psicologici subiti dai loro bambini?". 

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