A Monza il tumore si cura a casa, al San Gerardo pazienti sottoposti ad un nuovo protocollo chemioterapico

"Un passo avanti nella cura dei linfomi e un passo avanti verso una medicina più umana" ha detto Matteo Stocco, direttore generale della ASST di Monza

Tumori curati a casa e chemioterapia a domicilio senza dover affrontare il ricovero. Il San Gerardo apre la strada ad un nuovo protocollo chemioterapico, con venti pazienti con linfomi aggressivi sottoposti ad un nuovo schema.

L’Unità di Ematologia dell’ospedale San Gerardo ha infatti adottato il protocollo R-DA-epoch che prevede l’utilizzo di associazioni chemioterapiche con somministrazione in infusione continua per quattro giorni. Un protocollo che il Centro di Ematologia utilizza per la cura, tra gli altri, di pazienti affetti da linfoma non Hodgkin aggressivo, una malattia con particolari caratteristiche biologiche che conferiscono alle cellule tumorali delle forme di resistenza ai comuni trattamenti chemioterapici utilizzati, con conseguenti ridotte possibilità di guarigione.

“Inizialmente i pazienti venivano ricoverati per una settimana ogni 21 giorni per sei cicli – spiega Pietro Pioltelli, direttore dell’Unità di Ematologia - con evidenti difficoltà psicologiche per il paziente legate ai continui accessi in ospedale e logistiche per i medici, talvolta impossibilitati a causa dell’assenza di posto letto a garantire i tempi del riciclo e il conseguente mantenimento dell’intensità di dose, principale parametro che correla con l’esito del trattamento”.

Grazie ai contatti presi con i colleghi del National Cancer Institute di Bethesda, nel Maryland, negli Stati Uniti, i medici della struttura monzese hanno sperimentato il nuovo modello di trattamento in ambito ambulatoriale e consultato la letteratura scientifica sull’infusione continua. Ora, dopo il posizionamento di un catetere venoso centrale per chemioinfusione a permanenza, il paziente inizia il trattamento in regime ambulatoriale il lunedì mattina, ritorna tutti i giorni alle 14 per cambiare la sacca e conclude il trattamento al venerdì con una infusione finale di un quinto farmaco.

Nelle due settimane successive il paziente accede tre mattine al Day Hospital per il prelievo di sangue e viene successivamente contattato telefonicamente dal medico per ricevere i risultati ed eventuali aggiustamenti della terapia di supporto domiciliare. I pazienti sono seguiti passo passo dal personale del Day Hospital di Ematologia, in particolare dal personale infermieristico che ha contribuito alla realizzazione del progetto.

“A tutt’oggi – conferma Pioltelli - abbiamo trattato 20 pazienti con delle valutazioni molto positive in particolar modo da coloro che avevano ricevuto i primi cicli da ricoverati. Con questa modalità organizzativa la permanenza in ospedale è minima e il paziente può vivere la propria quotidianità pur ricevendo un trattamento invasivo, impegnativo e completo”.

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“Un passo avanti nella cura dei linfomi – sottolinea Matteo Stocco, direttore generale della ASST di Monza - con risultati incoraggianti e un passo avanti verso una medicina più umana, più capace di integrare clinica e vita, più rispettosa delle persone, con rapporti meno asimmetrici e più soddisfacenti”.

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