Cronaca

Killer del tallio, Del Zotto incapace di intendere e di volere: "Delirio compulsivo"

Le motivazioni della sentenza dello scorso 25 febbraio con cui è stata confermata l'assoluzione del 28enne di Nova Milanese che nel 2017 aveva avvelenato nove membri della propria famiglia con il tallio uccidendone i nonni paterni e una zia

I flaconi rinvenuti dai carabinieri

Ha avvelenato nove membri della sua famiglia, uccidendo i nonni paterni e una zia con il tallio ma per il 28enne di Nova Milanese è stata confermata la non imputabilità "per la assenza quantomeno della capacità di volere".

A spiegarlo sono i giudici della Prima sezione penale della Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 25 febbraio hanno confermato l'assoluzione, perché totalmente incapace di intendere e di volere. Il giovane tra settembre e ottobre 2017 aveva avvelenato nove membri della propria famiglia con il tallio uccidendone tre, i nonni paterni e una zia.

"Il delirio che muoveva l'agire di Mattia Del Zotto era talmente compulsivo e non governabile da escludere comunque la capacità di volere, avendo le sue farneticazioni interamente assorbito e annullato ogni capacità di analisi ed autocritica" si legge nella sentenza della Cassazione. I supremi giudici avevano dichiarato inammissibile il ricorso che il Procuratore generale della Corte di appello di Milano aveva proposto nei confronti della sentenza con la quale la Corte di assise di appello aveva confermato l'assoluzione di Del Zotto, pronunciata dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Monza.

In seguito al riconoscimento dell'incapacità di intendere e di volere al momento della commissione dei fatti per il killer del tallio era stata applicata la misura di sicurezza detentiva del ricovero in una Rems per un periodo non inferiore a dieci anni. Per i giudici della Cassazione, "la 'lucidità' e la 'organizzazione' con cui i delitti sono stati attuati, sono l'espressione delirante di una motivazione sottostante che non può non condizionare il concetto (squisitamente giuridico) di capacità di intendere e volere. E' proprio quell'insieme di convinzioni dominato da una forma di sapere oscuro e totalizzante, intriso di contenuti deliranti per lo più di tipo mistico-religioso che ha mosso la mano pluriomicida di Del Zotto".

Tre morti e cinque avvelenati per mesi in un letto di ospedale

I carabinieri nel dicembre 2017 avevano arrestato Mattia Del Zotto, 27 anni, nipote dei coniugi deceduti e ritenuto responsabile anche della morte della zia. Secondo gli investigatori, sarebbe lui il «killer misterioso» che avrebbe ucciso Patrizia del Zotto, 63 anni, e i nonni Giovanni Battista Del Zotto e Gioia Maria, 94 e 91 anni.

Il nipote avrebbe somministrato solfato di tallio in una tisana. A morire per prima era stata Patrizia, seguita dall’anziano padre e dalla madre. Secondo le indagini, l’omicidio sarebbe stato premeditato. A causa del tallio, sono rimaste avvelenate altre cinque persone: la badante dei due anziani, i nonni materni del 27enne, i coniugi Alessio Palma, di 83 anni, e Maria Lina Pedon di 81, suoceri del 55enne Domenico Del Zotto (il padre del giovane Mattia). Solo pochi giorni fa erano emersi i risultati delle indagini sui cibi sequestrati nella abitazione di Nova Milanese. I tecnici dell’Istituto zooprofilattico di Torino hanno isolato tracce di tallio in alcune erbe sminuzzate usate per realizzare infusi che gli anziani conservavano in una terrina.

Il caso tallio era esploso a fine agosto 2017 quando era stato ipotizzato un caso di avvelenamento accidentale avvenuto nella villa di campagna della famiglia Del Zotto, a Varmo, in provincia di Udine. Qui l’intera famiglia, originaria del Friuli, aveva trascorso l’ultima estate serena. All’inizio si era pensato che il veleno fosse nel puré, o addirittura negli escrementi dei piccioni che infestavano il granaio. Poi, la scoperta degli infusi, e la certezza che l’avvelenamento non poteva essere avvenuto per caso. Al ragazzo era stato contestato anche il tentato omicidio di altre cinque persone.

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