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Disabile in attesa di dimissione dall'ospedale, la sorella: "Aiutateci a dare sistemazione degna a Luca"

Luca ha la sindrome di down. Da venerdì è ricoverato all'ospedale di Desio dove gli hanno dovuto mettere in catetere. Ma ora viene dimesso e la sorella non sa come gestirlo

“Mio fratello Luca ha 50 anni e ha la sindrome di down. Il 9 aprile è finito al Pronto soccorso di Desio per problemi alle vie urinarie, gli hanno messo il catetere e adesso noi non sappiamo più come gestirlo. L’ospedale di Desio, dove è ricoverato, non lo può trattenere, e la Comunità socio sanitaria dove alloggia già da tempo sollecitava un suo trasferimento”.

Non ci sono polemiche o accuse nel racconto che Rossella fa MonzaToday. Rossella è la sorella di Luca e ha condiviso la sua storia sul gruppo Facebook EasyMonza, con il solo obiettivo di chiedere un aiuto.

“Luca ha 50 anni, ma sembra un ragazzino – prosegue Rossella -. È allegro e ama la vita. Purtroppo invecchiando le sue manie sono peggiorate e la struttura brianzola dove vive lo vuole dimettere perché non sono organizzati per gestirlo”. Una situazione non certo semplice per Rossella: impensabile ricoverarlo in una Rsa (“non è adatta a lui, lì morirebbe”), né tantomeno farlo tornare a vivere con la madre che con i suoi 87 anni presenta comunque diversi acciacchi.

Oggi, però, Rossella deve trovare immediatamente una soluzione: Luca non può continuare a occupare un posto letto in ospedale solo perché cateterizzato, e la struttura dove era accolto non è in grado di gestire una persona diversamente abile e con il catetere.
“Non so più a chi rivolgermi – racconta -. I medici in ospedale non possono trattenere Luca. Non hanno ancora ben chiara la diagnosi: l’unica certezza ad oggi è che Luca ha bisogno del catetere. Alcuni medici mi hanno prospettato questa soluzione a vita, altri preferiscono rimandare la decisione tra un mese, dopo un nuovo consulto. Non è facile gestire questa situazione: Luca non vuole il catetere e naturalmente deve essere tenuto legato a letto. La situazione potrebbe ben presto peggiorare. Io non so che cosa fare, a chi rivolgermi e come garantire a mio fratello un futuro sereno e dignitoso”.  

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