Cronaca

20 anni al boss Candeloro Pio: Desio si conferma capitale della ndrangheta

Operazione Infinito: al boss della ndrina locale la pena più alta per associazione mafiosa. Al comune brianzolo anche 300mila euro di risarcimento: quanti ne ha ottenuti la Regione Calabria. Rimborsi anche a Seregno e alla provincia MB

DESIO – Alla fine la pena più pesante è andata a Candeloro Pio, il capo della ndrina di Desio. Il comune brianzolo ha ottenuto anche un maxi risarcimento di 300mila euro: quanti ne ha ottenuti la regione Calabria. Desio ancora una volta si è confermata la «capitale» della 'ndrangheta trapiantata in Lombardia. A rivelarlo sono state le carte dell’ottava sezione penale del Tribunale di Milano. Il processo di primo grado dell’Operazione Infinito si è concluso con 41 condanne e tre assoluzioni.

LA SENTENZA - Candeloro PIo, il capoclan della locale di Desio, è stato condannato a 20 anni di reclusione per associazione mafiosa. Carlo Chiriaco, ex direttore della Asl di Pavia, ha avuto 13 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Diciotto anni è la pena per il boss Pino Neri e 16 anni per Vincenzo Novella, altro esponente di spicco della ndrangheta. Dodici anni di reclusione per Ivano Perego, della Perego General Contractor, e 13 anni e sei mesi per l'ex carabiniere Michele Berlingeri.

I condannati dovranno anche versare una serie di maxi risarcimenti alla Regione Lombardia (1 milione e 200 mila euro), alla presidenza del Consiglio dei Ministri al ministero dell'Interno e al ministero della Difesa(500mila euro). Trecentomila euro sono stati stabiliti anche per il comune di Bollate (200mila euro), il comune di Pavia (300mila euro), la provincia di Monza-Brianza (300mila euro) e il comune di Seregno (300mila euro).

L'OPERAZIONE "INFINITO" - La storica inchiesta "Infinito", venuta clamorosamente alla ribalta nel luglio 2010 quando erano state arrestate 300 persone in tutta Italia – 160 in Lombardia – ha svelato quanto fossero profonde le radici della ndrangheta nella nostra regione. In particolare in Brianza, e a Desio. Gli affari della cosca cittadina, la prima a nascere ma anche una delle più vivaci e influenti in Brianza, spaziavano in settori come estorsioni, usura, stupefacenti e armi. E poi il traffico di rifiuti tossici con la creazione della maxi discarica con 140mila metri cubi di rifiuti tossici – piombo, oli esausti e cromo esavalente – inghiottiti dal sottosuolo di Desio. Se Domenico Pio si occupava delle estorsioni, il fratello Candeloro rappresentava il «braccio armato» della cosca. E armati («accavallati» in dialetto calabrese) spesso gli uomini del gruppo giravano sul territorio. Un’altra attività dove la cosca era forte e voleva assumere il totale controllo è quella dei trasporti su strada:  Candeloro Pio  – che di mestiere faceva l’autotrasportatore – voleva controllare il gasolio, che doveva essere fornito solo a persone da lui indicate.

EDILIZIA - Sul fronte dell’edilizia si concentrano invece le attenzioni dei Moscato. Dalle intercettazioni ambientali emerge un quadro in cui la cosca stava preparandosi, anche attraverso contatti con il mondo politico – per esempio con l’ex assessore regionale Massimo Ponzoni, l’ex capo dell’ufficio tecnico del comune di Desio R.P. e l’ex assessore desiano Antonino Brambilla  – per far approvare un Pgt dove il territorio veniva modellato a uso e consumo dei loro affari. Intensa era anche l’attività per costituire società di facciata riconducibili a imprenditori puliti per partecipare alla grande torta degli appalti di’Expo 2015.

Aggiornamento 18/12/2018: R.P. è stato assolto.

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