Allarme diossina nelle uova: dati allarmanti in un documentario svizzero

Secondo le ricerche dello Iarc, l'istituto di ricerca sui tumori di Lione, una quantità di diossina dieci volte superiore a quella consentita dalla legge può favorire l'insorgenza del cancro

Dopo 36 anni la nube tossica dell'Icmesa (nella foto) fa ancora paura

SEVESO – Uova alla diossina. Avrebbero una concentrazione dieci volte superiore a quella consentita dalla Comunità europea le uova sfornate dalle galline dei pollai di Seveso. A denunciarlo è stato un documentario del brianzolo Marco Tagliabue andato in onda nei giorni scorsi sulla televisione svizzera italiana Rsi. Svizzera era – non dimentichiamolo – la Givaudan, la multinazionale proprietaria dell’Icmesa: l’azienda dalla quale nel 1976 si sprigionò la nube tossica.

Il servizio documenta i risultati di analisi effettuate prelevando campioni di zucchine e di uova negli orti e negli allevamenti che si estendono a ridosso della «zona B»: una delle più contaminate dalla diossina.

Secondo lo Iarc, l’istituto di ricerca sui tumori di Lione al quale sono stati sottoposti i risultati, una concentrazione così elevata di diossina potrebbe causare un aumento del rischio di tumori in chi si ciba di queste uova.

I giornalisti svizzeri hanno poi interpellato lo studio di ingegneria Lombardi: quello che aveva messo a punto la bonifica della zona A – la più contaminata – e, su incarico della Givaudan, aveva progettato la vasca di Meda: quella che contiene il reattore ancora colmo di sostanze tossiche. Il titolare, Giovanni Lombardi, ha espresso perplessità sull’eventualità che uno svincolo di Pedemontana passi così vicino a questo territorio ancora così altamente contaminato.

Nel documentario prende la parola anche Paolo Moccarelli, il decano tra i medici lombardi che dal 1976 ha effettuato migliaia di studi sulla diossina. Il luminare ha sostenuto che i rischi per la salute potrebbero essere reali in particolare per gli operai che movimenteranno i terreni contaminati per costruire Pedemontana.

I contenuti del filmato (che si può vedere sul sito internet della tv svizzera www.rsi.ch/falo ) hanno suscitato la perplessità di Legambiente, che ha commentato: «Questi studi rivelano una realtà a noi già nota, ma non per questo meno grave: nella zona B nessuna bonifica degna di questo nome è mai stata realizzata. Gli ambientalisti hanno chiesto inoltre che attorno al Bosco delle Querce non sia realizzata nessuna strada».

Interpellati sull’argomento dai giornalisti elvetici, il sindaco di Seveso, Massimo Donati (Pdl) e l’assessore regionale Raffaele Cattaneo (Pdl), hanno invece minimizzato sulla possibilità che simili percentuali di diossina comportino rischi per la salute pubblica.

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