Cronaca

Disabile "umiliata" all'esame per il rinnovo della patente: "Imparate a pesare le parole"

Lisa Santonocito, atleta diversamente abile, dopo l'esame per il rinnovo della patente si è sfogata sui social. "Mi chiedono a che cosa mi serve la macchina e non se ho fatto incidenti"

Lisa Santonocito, foto dal profilo Facebook di Lisa

“Scusi, ma a lei la patente a che cosa serve?”. Si è sentita crollare il mondo addosso quando, di fronte alla commissione esaminatrice, uno degli specialisti le ha posto quella domanda. Una vita a combattere contro le barriere architettoniche e culturali, un’esistenza fatta di sport e voglia di autonomia raggiunta anche grazie a quella patente che le permette di andare da sola al lavoro, di muoversi autonomamente per gli allenamenti in piscina, di uscire per andare a trovare gli amici. Senza, ogni volta, dover dipendere dai familiari.

Una frase che a Lisa Santonocito - 38 anni, monzese, con una seria disabilità motoria fin dalla nascita - non è proprio andata giù. Tornata a casa, con il rinnovo della patente per altri due anni in mano, ha condiviso l’amarezza sui social. “Si va a fare il rinnovo della patente – scrive Lisa sul suo profilo Facebook  – e ci sente chiedere: ma a lei la patente a che cosa serve? Va bene che sono disabile, ma ho diritto di vivere e di avere una mia autonomia. Mi sono sentita come una minorata mentale”.

Quella frase ha profondamente ferito la monzese. “Non voglio assolutamente far polemica, ma voglio solo portare le persone alla riflessione – spiega Lisa Santonocito a MonzaToday -. Sono una donna come tante altre: lavoro, sono un’atleta, ho familiari e amici. Riesco ad essere autonoma e a non dipendere dagli altri proprio grazie alla patente. Purtroppo con la mia patologia non riesco a prendere i mezzi pubblici e se non avessi l’auto dovrei chiedere per ogni spostamento aiuto a terzi”. Ma Lisa, fin da bambina, ha lottato per la sua autonomia, alla quale non ha assolutamente intenzione di rinunciare.

“Quella domanda mi ha profondamente infastidita e ferita – continua -. Guido dal 2008 e fortunatamente non ho mai avuto incidenti. Invece di chiedermi da quanti anni guido e se ho avuto problemi, si sono preoccupati di sapere a che cosa mi serve l’auto. Certamente l’esaminatore non aveva intenzione di ferirmi o di mettermi a disagio, ma suo malgrado ci è riuscito. È per questo che ho deciso di espormi. Quando ci troviamo di fronte alla commissione per noi, persone con disabilità, è un appuntamento molto importante. Arriviamo emozionati con il nostro plico di documentazione sanitaria che ogni volta ci viene richiesta. Ci sentiamo sempre messi sotto esame, intimorati dall'idea che qualcosa, questa volta, potrebbe non andare bene. Anche se noi ci sentiamo in forma, anche se non abbiamo mai ricevuto una multa, nè fatto un incidente”.

Certe domande, che entrano così profondamente nell’intimo, possono creare disagio. “Io guido perché voglio essere autonoma, indipendente – continua -. È naturale che conosco bene i miei limiti fisici e quando ci sono trasferte impegnative non mi azzardo certo a prendere l’auto e a guidare da sola per ore. Quella domanda è stata un pugno nello stomaco: un sentire messa in discussione non tanto la mia abilità di guidatrice, quanto invece la mia possibilità di continuare ad essere una persona autonoma. E soprattutto capace di capire quando è il caso di mettersi alla guida, e quando invece è meglio mettersi dalla parte del passeggero”.  

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