In carcere con 50 pasticche di droga per il marito: scoperta e arrestata

La donna, compagna di un peruviano condannato per omicidio, è stata arrestata e messa ai domiciliari

La donna era in carcere per un colloquio col marito

Ha provato a far entrare della droga in carcere, ma è stata scoperta e arrestata. Protagonista del maldestro tentativo, la convivente di un carcerato peruviano condannato per omicidio con fine pena 2021. 

A denunciare il tutto è il Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che da tempo si batte per migliorare le condizioni di lavoro degli agenti impegnati nella casa circondariale brianzola. 

E' di lunedì, scrive il sindacato in un comunicato stampa, "la notizia che durante il colloquio con i famigliari presso la casa circondariale di Monza nel pacco introdotto dalla convivente ad un detenuto di origine peruviana condannato per omicidio con fine pena 2021 sono state rinvenute cinquanta pasticche presumibilmente sostanza stupefacente grazie alla professionalità del personale di polizia penitenziaria operante nel settore colloqui". 

"Le operazioni - spiega ancora il Sappe - hanno avuto inizio alle ore 14 circa e si sono concluse nella tarda serata con la perquisizione domiciliare della convivente del detenuto, sottoposta agli arresti domiciliari".

Quindi, i complimenti ai colleghi impegnati nel carcere di Monza: "Nonostante nella maggior parte degli istituti penitenziari si stiano adottando misure di sicurezza basate sulla dinamicità e sulla videosorveglianza, che a nulla servono se non si prevede l’obbligo del lavoro per i detenuti, non ci sono telecamere e altri sistemi di sicurezza - scrive il sindacato - che possano intervenire e sostituire la professionalità della Polizia Penitenziaria”.

“Questi episodi - commenta Donato Capece, segretario generale del Sappe - oltre a confermare il grado di maturità raggiunto e le elevate doti professionali del Personale di Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di Monza, ci ricordano che il primo compito della polizia penitenziaria è e rimane quello di garantire la sicurezza dei luoghi di pena e impongono oggi più che mai una seria riflessione sul bilanciamento tra necessità di sicurezza e bisogno di trattamento dei detenuti. Tutti possono immaginare quali e quante conseguenze avrebbe potuto causare l’introduzione di droga in un carcere”.

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Lo stesso sindacato ha poi voluto sottolineare le criticità del carcere di Monza, sottolineando come solo nel 2014 ci siano stati “13 tentati suicidi sventati in tempo dai poliziotti penitenziari, 125 episodi di autolesionismo, 1 suicidio, 71 ferimenti, 22 colluttazioni. Questo deve fare comprendere quali e quanti disagi quotidiani caratterizza il lavoro quotidiano dei baschi azzurri di Monza, a cui - conclude Capece - va il nostro sincero ringraziamento per quel che fanno ogni giorno per la sicurezza sociale".

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