Cronaca

Monza, i giovanissimi e la droga che porta addirittura a "uccidere": si inizia già alle medie

Dosi reperibili sempre e facilmente, prezzi più accessibili, processi di normalizzazione dell'uso delle sostanze, assenza di riferimenti a cui si aggiunge adesso il pesante isolamento dettato dal lockdown che spesso porta i ragazzi a ripiegare i disagi su alcol e droga. A illustrare il fenomeno è il direttore del Sert di Monza, il dottor Giovanni Galimberti

Immagine di repertorio

Hashish, marijuana, eroina e cocaina assunte fin da giovanissimi. Droga che divora adolescenze, spegne sogni e per cui - come i recenti fatti di cronaca raccontano - addirittura si arriverebbe a uccidere. Il caso dei "baby killer" di San Rocco che armati di coltello avrebbero rapinato il loro pusher per "punirlo" e insieme a cinque grammi di cocaina gli avrebbero tolto anche la vita è solo l'ultimo tragico episodio che a Monza porta a galla il caso di vite giovanissime sprofondate nell'abisso della droga. Così a fondo da non vedere via di uscita. Così in profondità da trovare come soluzione ultima il pensiero di uccidere chi in quel buio li avrebbe spinti.

Tra via Fiume, dai palazzoni dove domenica scorsa si è consumato l'atroce delitto che sembra nascondere un movente legato proprio al mondo delle sostanze stupefacenti, e via Solferino ci sono meno di due chilometri. Proprio qui sorge il Sert, il Servizio Dipendenze della Asst di Monza. L'ambulatorio che si occupa di seguire persone con dipendenze o problemi di abuso da sostanze alcoliche o droghe e dove anche il 14enne ora finito in carcere con l'accusa di concorso in omicidio premeditato si sarebbe recato per iniziare un percorso di riabilitazione. Quando usciva da qui però - come lui stesso ha riferito durante gli interrogatori - ad aspettarlo con la cocaina ci sarebbe stato il 42enne, poi ucciso a coltellate.

Questa è solo una delle tante storie che è passata di qui: a Monza - ma non solo - sono tanti i giovani "prigionieri" della droga che hanno iniziato un percorso di riabilitazione e si sono rivolti al Sert. Forse ancora di più quelli che invece usano e abusano di eroina, cocaina, marijuana e hashish senza chiedere aiuto, senza desiderare di uscire dal tunnel della dipendenza. O senza nemmeno immaginare che invece sia possibile. 

Minorenni e droga, quanti sono i giovani seguiti a Monza

Solo nel 2019 il Sert di Monza - come spiega il dottor Giovanni Galimberti, direttore del servizio - ha preso in carico 34 minori. Sono stati 109 invece i ragazzi con meno di 21 anni seguiti per abuso di sostanze stupefacenti o dipendenze. Sono 130 i giovani che hanno tra i 22 e i 26 anni. "Parlare già di dipendenza da sostanze in senso stretto per i giovanissimi non è sempre corretto, spesso si tratta di abusi di sostanze o alcol, non per questo meno pericolosi e dannosi" spiega Galimberti. "Certo nel tempo possono diventare dipendenza, le azioni di intervento precoce mirano tra gli altri obiettivi ad evitare l'escalation del rapporto con le sostanze" aggiunge. La maggior parte dei giovani assume cannabinoidi (47%), il 15% cocaina e il 10% eroina. E i giovanissimi presi in carico ogni anno aumentano sempre più, indice di come il fenomeno del precoce utilizzo di droga da parte di giovanissimi stia crescendo anche in città. E spesso il primo "incontro" con le sostenze stupefacenti inizia proprio alla scuola media, tra quei bambini cresciuti un po' che solo qualche anno prima sedevano tra i banchi della scuola elementare e che - per noia o per scherzo - credono così di diventare grandi prima. 

QUI L'INTERVISTA COMPLETA A GALIMBERTI

"E' molto interessante considerare che nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad un incremento numerico costante di giovani presi in carico, all'interno di questo aumento si registra un incremento dei giovani assuntori di sostanze stupefacenti molto pesanti quali cocaina ed eroina" ha spiegato Galimberti. "Questo fenomeno di anticipazione delle esperienze è di grande attualità e coinvolge altri aspetti della vita come per esempio la sessualità. Fermandoci al discorso delle sostanze trova diverse spiegazioni, tra questa l'estrema disponibilità ed i molti canali di reperimento di sostanze, il contenimento dei prezzi, i processi subculturali di normalizzazione dell'uso di sostanze, la difficoltà del mondo adulto di recitare il ruolo normativo, necessario a sostenere i giovani che non hanno fisiologicamente ancora maturato le competenze di valutazione dei rischi e delle conseguenza delle proprie azioni". 

Lockdown e droga, quanto "costa" ai giovani l'assenza di scuola e relazioni

Dosi reperibili sempre e facilmente, prezzi più accessibili che a Monza vanno dai 10 euro per un grammo di hashish ai 30 di eroina fino ai 50 per la cocaina. Processi di normalizzazione dell'uso delle sostanze con serie tv che romanzano costantemente il mondo della droga, assenza di riferimenti a cui si aggiunge adesso il pesante isolamento dettato dal lockdown che spesso porta i ragazzi a ripiegare su alcol e droga i disagi. E proprio al termine del lockdown anche il Sert di Monza ha registrato un incremento di contatti e di richieste di aiuto (soprattutto per gli adulti), forse conseguenza del periodo di difficoltà e fragilità vissuto da molti.

"Certo l'isolamento, ancora attuale, esperito dai giovani causa un grande disagio anche per la perdita dei riferimenti relazionali e di scansione del tempo, i primi solo parzialmente attutiti dai mezzi tecnologici. In questo senso è possibile che i giovani, come gli adulti si rivolgano ad alcol e sostanze per contrastare un malessere ormai evidente. Probabile che nei prossimi mesi assisteremo ad un incremento delle richieste di aiuto da parte dei più giovani o dai loro genitori. Queste richieste riguarderanno il mondo delle sostanze, mi aspetto un incremento rispetto l'utilizzo incontrollato di social, giochi on line, in sostanza di tutte quelle attività cui i giovani si sono maggiormente dedicati in questo lungo isolamento" ha precisato Galimberti.

Allarme droga e giovanissimi a Monza: da dove ripartire

I numeri di Monza non si distaccano molto da quelli delle altre città della Penisola ma questo non significa che in Brianza vada tutto bene. Solo a ottobre in città i carabinieri hanno smantellato una rete di spacciatori attivi in centro tra i cui clienti c'era anche una 16enne monzese, assuntrice di eroina. Un'altra giovane vita schiava della droga che è stata salvata grazie all'intervento della famiglia che ha trovato il coraggio di denunciare i pusher della figlia che più volte - in preda a crisi di astinenza - avevano accompagnato a cercare una dose.

"La situazione è allarmante non solo a Monza ma in tutto il territorio nazionale. Monza non si distacca molto dai numeri che si possono reperire nella relaziona annuale al parlamento sul consumo delle droghe in Italia. Soprattutto colpisce la mancanza di critica e la convinzione che emerge di non pericolosità e quasi di normalità da parte dei giovani, a volte anche degli adulti, rispetto l'utilizzo di sostanze, per non parlare poi dell'alcol, che viene ritenuto una bevanda innocua il cui utilizzo è naturale e scontato" spiega Galimberti.

Fondamentale anche il ruolo delle famiglie che spesso fanno fatica a intercettare il disagio prima che questo esploda e si trasformi in una vera e propria dipendenza. "Parlare di giovani è sempre complicato, perchè l'adolescenza di per sè è un età di cambiamento e di passaggio dall'infanzia all'adultità. Bisogna tener conto che in questa fase di vita, generalmente fino al superamento dei 20 anni, il cervello non è completamente maturo e si trova in uno stato sbilanciato in cui la parte emotiva/istintiva è già matura, mentre la parte razionale, deputata alle valutazione ed al decision makyng non è ancoira pronta. Questa situazione adolescenziale comporta fisiologicamente una condizione di grande emotività, sperimentata da tutti noi, in cui è non è sempre facile discriminare un passaggio critico necessario alla crescita da una condizione di grave disagio meritevole di intervento" specifica il direttore del Sert.

"Detto questo è intuibile il delicato ruolo degli adulti nello stabilire regole chiare, rivestire ruoli definiti ed autorevoli ed infine vigilare sui comportamenti, consuetudini, amicizie, orari del minore. La via del dialogo è ovviamente fondamentale, anche se non sempre semplice, essere credibile con il ruolo di genitore senza passare per l'amicone, un compito arduo nella società odierna in cui i ruoli a differenza di qualche decina di anni orsono sono molto confusi ed indefiniti" ha concluso Galimberti. 

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