Cronaca Via Giuseppe Mazzini

Fanno esplodere una bomba davanti al negozio per non farla testimoniare contro di loro

Il gesto intimidatorio nel 2020, in pieno lockdown. Individuati grazie all'intuito del comandante della stazione dei carabinieri

Il momento dell'esplosione

La notte del 15 maggio 2020, in pieno lockdown, si erano recati a piedi (per dare meno nell'occhio) da Cormano a Cusano Milanino e avevano piazzato un esplosivo artigianale a cipolla davanti ad un salone di bellezza nella galleria di via Mazzini, provocando gravi danni alla vetrina con l'esplosione. Grazie all'intuito del comandante della stazione dei carabinieri di Cusano, si è risaliti ai due responsabili: un moldavo di 21 anni e un italiano di 24 anni, incensurati. Entrambi sono stati posti ai domiciliari la mattina del 16 aprile su disposizione del gip di Monza.

Quando la titolare del salone di bellezza (una donna di circa 35 anni) ha sporto denuncia per il danneggiamento della vetrina, il comandante della stazione si è ricordato il suo nome: un anno prima le aveva notificato un invito a comparire, come testimone, nell'ambito di un'altra indagine per un'aggressione avvenuta a Milano nel 2018 in un locale pubblico. Quella volta la donna si trovava con due amici aggrediti da due giovani per ragioni di gelosia sentimentale (la donna è però estranea alla questione, ma conosceva tutt'e quattro).

L'intimidazione

La titolare del negozio avrebbe dovuto testimoniare a giugno; l'atto chiaramente intimidatorio poteva quindi essere collegato a quella vicenda. I carabinieri hanno così fatto partire le indagini concentrandosi su quei due ragazzi, protagonisti dell'aggressione milanese, scoprendo dalle immagini di sorveglianza che, la notte dell'esplosione, il moldavo si era recato in auto con la sua Golf a casa dell'amico 24enne e poi, insieme, erano andati da Cormano a Cusano nella zona del negozio, per poi fare ritorno sempre a piedi a Cormano.

Le perquisizioni, a luglio 2020, hanno dato i loro frutti. Nelle rispettive abitazioni, i due giovani conservavano ancora gli abiti indossati la notte dell'esplosione, ben visibili dalle telecamere di sorveglianza; e, nei loro cellulari, vi era traccia di ciò che avevano compiuto. Ora li aspetta un procedimento penale: risponderanno di minacce, porto di materiale esplodente e danneggiamento. Accuse ben più serie di quelle, per lesioni gravi, in cui erano incorsi per l'aggressione del 2018.

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