Minacce e botte ai concorrenti che avevano vinto un appalto nel loro palazzo: arrestati

Nei guai tre albanesi: un padre e i suoi due figli

Immagine repertorio

Non hanno gradito che i loro diretti concorrenti avessero presentato un preventivo per lavori di tinteggiatura nello stabile in cui loro risiedono, a Bresso, e hanno pensato quindi di sottoporli a continue minacce per mesi e mesi, finché non sono stati arrestati. I protagonisti sono tre albanesi, un padre e i suoi due figli, titolari di una ditta di pulizie e tinteggiature e residenti a Bresso in via Manzoni. 

I primi toni minacciosi risalgono al mese di maggio, quando gli albanesi cercano in tutti i modi di indurre gli altri a ritirare il proprio preventivo per i lavori, ma il primo episodio di una certa gravità è del 4 giugno. In un bar di Bresso si trovano un dipendente 24enne della ditta vincitrice del lavoro di tinteggiatura e il capofamiglia albanese (G.R., incensurato di 56 anni) insieme al figlio minore A., anch'egli incensurato, 23enne. Questi affronta il quasi coetaneo della ditta rivale (un egiziano) e gli dice che dovrebbe scusarsi con suo padre per non avere ritirato il preventivo. Poi afferra un bicchiere e lo ferisce a una guancia, infine padre e figlio lo picchiano e si dileguano.

Sfregio permanente

Sul posto intervengono i carabinieri e i sanitari del 118. Questi ultimi medicano il 24enne, che però avrà uno sfregio permanente al volto a causa della ferita. Verso la fine di giugno, mentre il 24enne è al lavoro con i colleghi della ditta nel condominio della discordia, gli albanesi lo "puntano" e gli fanno il segno del taglio alla gola da lontano. La stessa scena si replica il 4 luglio. Nel frattempo il 24enne e il suo titolare hanno già presentato alcune denunce, soprattutto alla stazione dei carabinieri di Bresso, ma le minacce non si fermano.

Il 7 luglio la famiglia degli albanesi si reca in auto presso la sede di Sesto della ditta rivale, ma non c'è uno scontro perché il 24enne si accorge di loro e riesce a scappare senza farsi vedere. Il 18 settembre un altro grave episodio. Gli albanesi si avvicinano agli egiziani al lavoro nel condominio e li minacciano per l'ennesima volta, ma brandendo una pistola che appare vera. 

Si chiude il cerchio

Quella sera gli egiziani si recano (di nuovo) presso la caserma dei carabinieri di Bresso per denunciare l'episodio di qualche ora prima; ma all'uscita trovano gli albanesi che li aspettavano. Ne nasce un inseguimento che costringe gli egiziani a tornare in caserma per ripararsi. Nel frattempo sono state avviate le indagini da parte degli investigatori del commissariato di Sesto San Giovanni.

Il cerchio si chiude: il 23 ottobre il pm Paola Biondolillo della direzione distrettuale antimafia, competente per le estorsioni, manda al gip la richiesta di ordinanza di arresto. Appena due giorni dopo, il gip Manuela Accurso Tagano firma l'ordinanza e, venerdì 26, i tre vengono arrestati, due a Bresso e uno a Muggiò dove viene trovato nell'abitazione della fidanzata. 

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I tre rispondono di estorsione aggravata in concorso e lesioni gravissime. Sono a San Vittore in attesa dell'interrogatorio di garanzia, fissato per martedì 30 ottobre. Per ora non c'è evidenza da parte della polizia che i tre abbiano messo in atto un sistema di minacce e pestaggi per garantirsi il "monopolio" dei lavori di tinteggiatura e pulizia a Bresso, ma c'è questo sospetto.

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