Non pagavano le tasse e vendevano merce a prezzi bassi: 27 indagati

Commercializzati beni elettronici e soprattutto televisori da cui il nome "Schermo Piatto" all'operazione. Le indagini della Guardia di Finanza hanno portato alla luce un'evasione da 70 milioni di euro e 27 persone sono finite nei guai

Le perquisizioni delle Fiamme Gialle durante l'indagine

Aggiravano le imposte fiscali grazie a movimenti attraverso società fittizie intestate a prestanomi e vendevano televisori e beni elettronici ai canali della grande distribuzione a prezzi bassissimi, aggirando in maniera illegale la concorrenza.

A smascherare e portare alla luce il sistema creato da un'organizzazione di 27 persone sono state le indagini della Guardia di Finanza della Tenenza di Seregno coordinate dal Comando Provinciale di Milano. Da oltre un anno le Fiamme Gialle brianzole, hanno monitorato i movimenti e le azioni degli indagati ricostruendo la dinamica della frode fiscale costata alle casse dello Stato 70 milioni di euro.

L'accusa per l'organizzazione è di aver architettato una frode fiscale transnazionale nella commercializzazione di prodotti per l'elettronica. 

La maxi operazione, denominata "Schermo Piatto", ha impegnato 150 finanzieri nelle varie province coinvolte e dalle prime ore della mattinata di martedì è stata data esecuzione a 19 ordinanze di custodia cautelare emesse dal GIP del Tribunale di Monza Pierangela Renda. Tra i destinatari anche un cittadino bulgaro ed un italiano residente nel Principato di Monaco, nei confronti dei quali sono stati emessi due mandati di arresto europeo. In totale gli indagati, raggiunti da avviso di garanzia sono stati ventisette, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari transnazionali.

Sul territorio nazionale ed estero sono state disposte più di cinquanta perquisizioni in aziende, società logistiche ed abitazioni per sequestrare la documentazione contabile relativa alle operazioni: sono state coinvolte le province di Monza e Brianza, Milano, Alessandria, Como, Frosinone, Latina, Salerno, Roma, Verona e Viterbo e avviate rogatorie verso le Autorità Giudiziarie in Bulgaria, Croazia, Principato di Monaco, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Spagna e Svizzera, per perquisire società estere coinvolte nella frode.

"L’organizzazione indagata aveva creato un articolato reticolato di aziende, in Italia ed all’estero, esistenti solo sulla carta ed intestate a prestanome o persone di fiducia, allo scopo di acquistare prodotti elettronici presso un fornitore bulgaro" spiegano dal comando della Guardia di Finanza. "Gli articoli, una volta entrati sul territorio nazionale, venivano stoccati in depositi di logistica principalmente a Desio e in Provincia di Roma. La merce, senza essere spostata dai magazzini, veniva, quindi, acquistata da una grossa società alessandrina. Con un ulteriore passaggio, l’azienda piemontese vendeva i prodotti, sempre solo sulla carta, a società di diritto comunitario".

Una serie di ulteriori cessioni fittizie tra società di diritto comunitario consentiva poi all'azienda alessandrina di riacquistare gli stessi prodotti e immetterli sugli scaffali della grande distribuzione a prezzi imbattibili.

Per riuscire a vendere a prezzi bassi, danneggiando illecitamente la concorrenza, l'organizzazione aveva messo in piedi un sistema caratterizzato da "un vorticoso giro di fatture, documenti di trasporto e doganali rigorosamente falsificati, al solo fine di giustificare i passaggi della merce tra le società".

"I debiti tributari venivano, invece, lasciati in capo alle società fittizie ed ai prestanome compiacenti e soprattutto nullatenenti, che non versavano un euro di imposte". 

Sono stati sequestrati beni e denaro presso istituti di credito per oltre 12 milioni di euro.

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