Le coop e gli oltre 100 milioni di euro "spariti": al vertice dell'organizzazione anche un Brianzolo

Operazione Enigma della finanza. Così le coop milanesi ottenevano gli appalti ed evadevano

Immagine repertorio

Aprivano delle cooperative e le facevano lavorare per due o tre anni. Con quelle stesse coop - offrendo prezzi decisamente fuori mercato - si garantivano appalti e grandi lavori da fatturare poi a un consorzio. Quindi, con i soldi guadagnati pagavano puntualmente i propri dipendenti, "dimenticando" però di versare le tasse al Fisco italiano. 

Ventuno persone sono state iscritte nel registro degli indagati dalla guardia di finanza di Crema, che nell'ambito dell'operazione "Enigma" ha scoperto una vera e propria banda capace di truffare l'Erario attraverso società create ad hoc e consorzi. 

Le coop - quaranta e tutte milanesi - venivano create dopo l'assegnazione dell'appalto e a loro volta fatturavano le opere a un consorzio, anche quello nato per l'occasione. La stessa unione di società, però, scrive la Gdf in una nota, "applicava un ricarico rispetto a quanto corrisposto alla cooperativa e fatturava alla società appaltante. Tuttavia la cooperativa che eseguiva i lavori, pur emettendo fattura per la prestazione resa, non presentava alcuna dichiarazione fiscale, limitandosi a pagare esclusivamente i dipendenti" e nascondendo così oltre cento milioni di euro al Fisco. 

Le cooperative, hanno accertato i finanzieri, dopo due o tre anni di attività chiudevano per lasciare spazio ad altre società, create allo stesso scopo. La banda, per cercare di mantenere quanto più possibile l'anonimato, si affidava a dei prestanome, che - spiegano le fiamme gialle - "venivano reclutati tra ragazzi giovani e molto spesso ingenui, persone gravemente malate o con evidenti problemi economici che dopo aver firmato una mole di documenti in bianco, si ritrovavano rappresentanti legali di società che occultavano al fisco diversi milioni di euro".

L'indagine, partita da alcune coop di Cremona e poi "sfociata" a Milano, ha portato alla denuncia di ventuno persone. Tra loro, considerati dagli investigatori come gli artefici della truffa, ci sono: T. T., milanese di 44 anni, e O.S., napoletano di 66 anni di Desio e formalmente residente in Svizzera, ritenuti dalla finanza gli amministratori di due consorzi e delle rispettive cooperative satellite. Nei guai anche S.C., casertano di 56 anni "trapiantato" a Milano, che ricopriva il ruolo di procacciatore degli appalti. 

Al termine dell'inchiesta, le fiamme gialle hanno sequestrato soldi, case e auto per un valore di 19 milioni di euro. 

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