Cronaca Lissone

Liberazione, e non solo: in Brianza si ricordano anche i 'fascisti uccisi'

L'amministrazione di Lissone nel presentare le celebrazioni per il 25 aprile scrive: "Unisce nel ricordo dell'umana pietà anche i sette fascisti uccisi sommariamente". I partigiani sul piede di guerra: "Si riaccredita il fascismo"

Vittime e carnefici sullo stesso piano. Oppressi e oppressori ricordati nello stesso giorno. Morti di un lato e dell’altro della “barricata” onorati nella stessa manifestazione. 

C’è rabbia nelle parole di alcuni iscritti al circolo della sezione di Lissone “Emilio Diligenti” dell’associazione nazionale partigiani d’Italia. “Siamo rimasti sconcertati - scrivono Valentina Fumagalli, Natale Locati e Filippo Piacere dell’Anpi - nel leggere il comunicato stampa apparso sul sito del comune il 9 aprile 2015, che illustra il calendario delle celebrazioni del settantesimo anniversario della Liberazione”. 

Nel giorno da sempre dedicato ai partigiani e a chi liberò l’Italia sembra infatti che il comune abbia deciso di “allargare” il ricordo e il dolore. “La nota - prosegue il comunicato - riporta letteralmente questa frase: ‘Meritoriamente l'Anpi - che poi ha smentito - unisce infine nel ricordo dell'umana pietà anche i nomi di chi stava «dall'altra parte», ovvero i sette fascisti - o presunti tali - uccisi sommariamente nella nostra città nei giorni successivi al 25 aprile 1945”. 

“Al di là dei singoli casi specifici, ci pare assai grave - evidenziano i tre dell’Anpi - che questo comunicato stampa accomuni nel ricordo – proprio nella ricorrenza del 25 aprile -, chi volontariamente collaborò con i nazisti e chi invece scelse coraggiosamente la via della ribellione a un regime criminale che nel corso di un ventennio si contraddistinse per le leggi razziali e per una brutale guerra d’aggressione che portò a morire migliaia di soldati nel fango dei Balcani, nel deserto africano e nel gelo della steppa sovietica. Assimilare vittime e carnefici, sminuisce le ragioni della lotta che si combatté tra fascisti e partigiani, e apre la strada ad una banalizzazione della storia del nostro paese”. 

L’Anpi, che secondo l’amministrazione Pd-Sel-Liste civiche aveva inizialmente avallato l’operazione, sembra non averla presa bene. E i tre iscritti fanno ben poco per nasconderlo. “Accostare oppressi e oppressori, favorisce quegli squallidi suonatori che da vent’anni battono la grancassa su una inesistente ferocia partigiana. E - continuano - spiana la strada a quella vulgata reazionaria che punta a riscrivere la vicenda italiana, riaccreditando la storia del fascismo italiano nell’alveo delle culture politiche legittime e smantellando, nel senso comune del paese, quel che resta della cultura e dei valori della Resistenza”. 

“Mettere sullo stesso piano fascisti e partigiani - attaccano ancora dall’Anpi - significa favorire le forme peggiori di revisionismo storico. Uniformando sotto il criterio di una indefinita ‘violenza’ elementi diversi per natura, origine e sviluppo, conduce inevitabilmente alla conclusione che tra vittime e carnefici vi fu lo stesso medesimo grado di crudeltà e che in sostanza fascisti e antifascisti abbiano una uguale moralità e dignità storica. In questo modo le ragioni dei partigiani vengono cancellate favorendo la costruzione di quel senso comune che ha permesso in questi ultimi anni un vero e proprio processo mediatico alla Resistenza”. 

Con effetti, scrivono dal circolo “Emilio Diligenti” ben visibili. Quest’operazione “influisce sul presente e per questo va respinta senza indugio, a maggior ragione, oggi nel contesto attuale, segnato dal riemergere di preoccupanti rigurgiti neofascisti. Oggi, non c’è pacificazione alcuna con chi ha valori antitetici ad ogni principio di uguaglianza e libertà, non c’è riconciliazione alcuna con chi rivaluta le vestigia del fascismo storico, non c’è concordia alcuna con chi fomenta la caccia xenofoba e organizza il nuovo squadrismo fascista. C’è invece - sottolineano - la necessità di rilanciare l’antifascismo, e di riattualizzare i contenuti che furono alla base della lotta di liberazione dal nazifascismo, per far rivivere oggi, nel corpo della società, i valori e i principi della Resistenza”.

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