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Il "bunker" della droga nella corte e la famiglia incastrata dai poliziotti e dal vigile in bici

Quattro persone in manette, tutti parenti tra loro. Sequestrata anche una pistola calibro 45

Per entrare in quel "bunker", come lo ha definito più volte chi ha dato la caccia ai pusher, bisognava inventare qualcosa. Uno stratagemma, un travestimento che consentisse agli agenti di superare quel cancello in ferro e che permettesse loro di non attirare l'attenzione della "sentinella", una donna che non lasciava mai la sua posizione di "lavoro". Anche al suo occhio attento, però, devono essere sembrati "innocui" quei tecnici che lavoravano sulla linea elettrica e quel vigile arrivato lì soltanto per verificare le residenze dei vicini di casa. Quello che non poteva sapere, però, è che proprio quello era lo stratagemma trovato dagli investigatori per riuscire a stringere il cerchio e far scattare le manette. 

Quattro uomini - un 49enne, un 40enne, un 21enne e un 19enne, tutti cittadini albanesi e tutti parenti tra loro - sono stati arrestati mercoledì dalla polizia con le accuse di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione di armi e ricettazione. A bloccarli sono stati gli agenti della squadra investigativa del commissariato Comasina, guidato dal dirigente Antonio D'Urso, che hanno seguito alcuni tossicodipendenti della loro zona arrivando così a una corte di via Italia a Paderno Dugnano. 

Dopo i primi appostamenti, i poliziotti hanno capito che la base di spaccio era in un appartamento che si trovava sul lato sinistro della corte e ben protetto da un cancello che era stato posizionato non molto tempo fa. Monitorando i movimenti nei pressi dell'abitazione, gli agenti durante l'indagine hanno identificato una quarantina di clienti e hanno accertato che la vendita di droga avveniva sempre al di fuori dello stabile, senza che nessuno entrasse mai nel "bunker". 

Foto - La corte in cui c'era la casa dello spaccio

corte spaccio paderno dugnano-2

Traditi dal vigile in bicicletta

Gli stessi pusher, osservati a distanza non senza difficoltà, adottavano precauzioni particolari: al momento di tornare a casa, infatti, citofonavano e poi aspettavano una decina di minuti, sempre guardandosi intorno, prima di entrare. Ad aprire loro la porta, dopo essersi affacciata dal balcone per controllare, era una donna di 50 anni, che restava sempre in casa - insieme a un minorenne - a fare praticamente da vedetta. La sua presenza lì, oltre a permettere alla banda di tenere sotto controllo costantemente la zona, consentiva ai quattro finiti in manette di non portare con sé le chiavi di casa, così da essere più tranquilli in caso di controllo delle forze dell'ordine. 

Gli agenti dell'investigativa, però, non si sono arresi e hanno trovato il modo di controllare più da vicino il "bunker", fingendosi un paio di volte dei tecnici dell'Enel. La svolta è arrivata mercoledì, quando i poliziotti hanno chiesto aiuto alla Locale di Paderno. Un vigile in bicicletta ha così raggiunto la corte e ha citofonato alle porte dei residenti con il pretesto di controllare le residenze degli abitanti. 

Appena la "sentinella" ha aperto il cancello in ferro, dietro l'agente della Locale si sono materializzati i poliziotti, che hanno finalmente fatto accesso nel fortino, mentre i quattro uomini ancora dormivano. Tra la casa e un'auto parcheggiata poco distante, le cui chiavi sono state trovate proprio nell'abitazione, gli agenti hanno sequestrato un chilo e 100 grammi di marijuana e 500 grammi di cocaina pura all'89%, che poteva essere tagliata quindi due o tre volte ancora. 

Dalla camera da letto sono saltati fuori 15.420 euro in contanti - segno che lo spaccio nel bunker fosse un affare florido -, mentre nella macchina sono stati scoperti 13 proiettili e una pistola calibro 45, risultata rubata durante un furto in casa a Novi Ligure. I quattro uomini - tutti con precedenti, tranne il più giovane - sono stati portati in carcere a Monza dopo la convalida dell'arresto. La loro "sentinella" è stata invece indagata a piede libero.

Foto - La droga, i soldi e l'arma

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