Esce di casa per una gita ma non torna, giornalista brianzolo trovato senza vita in un dirupo

La vittima è Stefano Carrer, giornalista del Sole 24 Ore

Stefano Carrer (Facebook)

Era uscito di casa per una gita ma non aveva più fatto ritorno. E così si era mobilitata la macchina dei soccorsi ed erano iniziate le ricerche, che si sono concluse tragicamente nel primo pomeriggio di venerdì 22 maggio quando il corpo senza vita dell'uomo, 59 anni, è stato rinvenuto sopra Pigra, nel Comasco.

La vittima è Stefano Carrer, giornalista 59enne del Sole 24 Ore di Barlassina che mercoledì si era diretto n montagna per una escursione. Il selfie prima di mettersi in cammino per immortalare il panorama con lo scorcio del lago, poi più nulla. Nessuna notizia. Dopo la segnalazione fatta dai familiari ai carabinieri erano iniziate le ricerche che per due giorni da Pigra, località dove era stata ritrovata la sua auto parcheggiata, avevano tenuto impegnati i vigili del fuoco, le forze dell'ordine e i soccorsi. 

Intorno alle 14 di venerdì 22 maggio il corpo senza vita del 59enne brianzolo è stato rinvenuto in un dirupo e sono iniziate le operazioni di recupero da parte dei tecnici del Soccorso Alpino. 

Per il Sole 24 Ore era stato impegnato anche come corrispondente a New York e in Giappone vantando competenze in ambito economico-finanziario. Proprio in Giappone era stato tra i primi ad arrivare sul luogo dell'incidente nucleare a Fukushima.

"Quando succede così resti di stucco. Le parole ti muoiono in gola e la rabbia, se va bene, si stempera solo con la tristezza del ricordo - l'addio del suo giornale, a firma di Attilio Geroni -. Stefano aveva 58 anni, lavorava al Sole 24 Ore da circa 30, gli ultimi li ha passati alla redazione Esteri, dopo essere stato corrispondente dal Giappone, dagli Stati Uniti e dopo essersi occupato a lungo di finanza internazionale".

"Perdo, perdiamo, un collega bravo e competente. Era quasi mio dirimpettaio, prima che arrivasse la pandemia e che iniziassimo tutti o quasi a lavorare da casa. L'ultima volta che l'ho visto – che l'abbiamo visto – è stata la settimana scorsa in videoconferenza: capelli lunghi e barba da quarantena, prima che la fase due ci riportasse alla luce del sole e dai parrucchieri. Schivo, appassionato cultore dell'Oriente, era animato da una passione e da una disponibilità invidiabili - prosegue il ricordo dei colleghi -. Aveva lasciato il cuore in Giappone, Paese al quale aveva dedicato la parte più importante e più esaltante della sua carriera professionale. E come tutti i bravi corrispondenti esteri o specialisti di un determinato Paese, a un certo punto l'aveva somatizzato: se ne diventa talmente esperti e appassionati che ci si sente sempre in diritto-dovere di difenderlo, soprattutto dai luoghi comuni e dalle approssimazioni".

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"Quanta curiosità e capacità di lavoro che aveva Stefano. Abituato ancora a seguire il fuso orario del Giappone, come se il lavoro di corrispondente non fosse finito con l'abbandono della sede, ma se lo fosse portato dietro. Non vedrò più il mio quasi dirimpettaio, ma sono sicuro che quello che oggi è sgomento e vertigine diventerà il ricordo sereno di un incontro importante. Ciao, Stefano - si conclude il toccante ricordo -. E scusami se l'altro giorno ho tanto insistito sul tuo cellulare. Non volevo rassegnarmi e avevo bisogno, come spesso, di un tuo articolo. Mi mancherete, tu e l'articolo che non sei riuscito a scrivere".

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