Il sindaco Corti rovescia il tavolo: «Desio potrebbe essere pronta a dire addio al forno inceneritore»

Duro braccio di ferro tra due comitati di ambientalisti e i tecnici di Bea Brianza che chiedono un aumento della quota di rifiuti da incenerite, incassando il netto diniego e la protesta degli ecologisti

Il sindaco di Desio Roberto Corti: "Progetto inammissibile"

DESIO – Desio ha detto no. La città di Pio XI è stata l’unica a votare contro il piano industriale di Bea (Brianza energia ambiente), la società per azioni che gestisce il forno inceneritore di Desio: il termo distruttore che smaltisce i rifiuti di undici Comuni Soci (Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Desio, Lentate sul Seveso, Limbiate, Meda, Muggiò, Nova Milanese, Seveso, Solaro e Varedo) e, tramite convenzione, di altri 17 comuni.

Desio è rimasta in minoranza: alla votazione – lunga quattro ore e avvenuta tra le proteste dei comitati – sono stati solo in tre ad astenersi: Provincia MB, Muggiò e Lentate sul Seveso. Eppure il «no» della giunta presieduta da Roberto Corti potrebbe far saltare il tavolo. L’impianto di via Agnesi – non dimentichiamolo – sorge nel comune di Desio. E Corti ha minacciato – in mancanza di un serio ripensamento - di arrivare a dire addio a Bea e di chiedere ad altre società di smaltire i rifiuti della città di 40mila abitanti. Un forfait clamoroso: Desio è tra i comuni fondatori fin da quando – nel lontano 1964 – fu istituito il consorzio per lo smaltimento dei rifiuti.

«Così come è, il piano di Bea è semplicemente inaccettabile» ha commentato polemico Roberto Corti. E a pensarla così – pare – non sia solo lui e il Pd di Desio. A osteggiare il progetto si sono schierati anche due agguerriti comitati civici - Beni Comuni di Monza e Brianza e Alternativa nuovo forno – Legambiente,  altri mini-gruppi ambientalisti, la provincia di Monza e Brianza con la sua astensione e – perfino – il fuoco amico insperato di Regione Lombardia, che ha sottoposto il piano a una «valutazione di impianto ambientale» e ha condizionato il rinnovo dell’autorizzazione a «misure particolari di mitigazione e compensazione ambientale» nell’area attorno al forno.

LA DIFESA DI BEA - I vertici di Bea però difendono il progetto a spada tratta: «Siamo di fronte a un’innovazione lungimirante – ha spiegato il presidente di Bea, Alcide Copreni -. Di più: indispensabile. Questa è l’unica strada per assicurare alla Brianza un efficiente smaltimento dei rifiuti. Ecologico e anche più economico».

Il piano industriale di Bea si fonda su tre capisaldi: la ristrutturazione dell'impianto, una nuova turbina e un impianto di compostaggio. Costo:32 milioni di euro. Ma – secondo i tecnici – si tratta di «soldi spesi bene». Un esempio: «Il prezzo di smaltimento calerà da 109 euro a tonnellata ad appena 90. E i ricavi saliranno di quasi tre milioni di euro».

La ricetta di Bea in fondo è semplice e a spiegarla ci ha pensato lo stesso Copreni: «La raccolta differenziata oltre il 50 per cento ha portato a una diminuzione dei rifiuti inceneriti. Dunque, l’impianto è sottoutilizzato ed è diventato troppo costoso. Aumentando la quota del pattume bruciato – da 58mila a 88mila – e in particolare aumentando la quota dei rifiuti smaltiti dei comuni non soci – fino a 34mila – l’impianto potrebbe ritrovare un pareggio economico e anche un attivo. Con un risparmio netto visibile nella bolletta delle famiglie».

LA PROTESTA - Ma questa soluzione è stata rifiutata con forza dagli ambientalisti, che hanno circondato il forno inceneritore con manifestanti e striscioni dando vita a un lungo sitin di protesta:

«Hanno chiesto sacrifici ai cittadini con la raccolta differenziata – ha polemizzato Biagio Catena Cardillo -. E ora che la suddivisione dei rifiuti ha portato benefici economici ed ecologici, si vanno a cercare i rifiuti altrove per incenerirli sul nostro territorio, riportando qui l’inquinamento. E’ una contraddizione. E inoltre questa caccia al rifiuto potrebbe allentare l'attenzione e l'impegno sulla raccolta differenziata».
Contestazioni ha ricevuto anche il piano industriale: «Non capiamo perché questo progetto è stato tenuto segreto fino all’ultimo momento – ha rincarato la dose Gianmarco Corbetta -. Non ci piace inoltre sia previsto il coinvolgimento dei privati con una nuova società di gestione, fino al 40 per cento al capitale, con un vincolo, per i comuni soci, di altri 20 anni».

PROPOSTA ALTERNATIVA - Gli ambientalisti una soluzione nel cassetto ce l’hanno. Da tempo sono contrari alla stessa presenza del forno inceneritore e di costruire, al posto del forno, un impianto di gestione a freddo del rifiuto residuo. Gli ecologisti inoltre da tempo sostengono che la presenza del forno a Desio porta con sé una dose elevata di inquinamento. E sventolano sotto il naso dei vertici di Bea dati ben documentati.

Secondo le analisi, sarebbero sopra la soglia i valori di Pm nell'aria (141,1 contro la soglia di attenzione di 60) e anidride carbonica (131,4 contro 60) e altri inquinanti. Supererebbero i limiti anche i valori relativi agli odori (122,9 su un limite di 60) e i rumori (93 su un limite di 60). L'indice di impatto complessivo è valutato in 1352,5, contro una soglia di 500.

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