Elio, la verità del "pirata": “Ho crisi di panico, ho avuto un black out”

L'uomo che era alla guida dell'Audi Q5 che avrebbe causato l'incidente mortale di viale Brianza racconta la sua verità: da quando un'auto pirata lo ha investito, soffrirebbe di attacchi di panico

Ventiquattro ore dopo lo schianto disse di non essersi accorto di nulla. Disse solo di essere passato di lì, in viale Brianza, nell’ora dell’incidente e di essere proprietario di un’auto uguale, una Audi Q5, a quella cercata dalla polizia locale. Gli agenti, in realtà, erano già sulle sue tracce: le immagini registrate dalle telecamere della zona lo avevano ripreso e mostravano pienamente le sue responsabilità. 

In quei video si vedeva chiaramente, secondo quanto ricostruito dalla locale, la sua macchina non rispettare una precedenza e causare la carambola mortale per Elio Bonavita, il quindicenne di Villasanta che al momento dell’incidente era a bordo della C1 di famiglia con sua mamma, la quarantenne Nunzia Minichini, ancora in gravi condizioni al Niguarda. 

Ora, però, il presunto pirata - un manager quarantaseienne di Vedano al Lambro - dice di ricordare qualcosa. Flash, parziali ammissioni, più che una ricostruzione completa. Ma un primo punto di partenza c’è. 

Due macchine, una bianca - un’utilitaria che proveniva dallo stesso senso di marcia - ed una nera - la Range Rover che si è poi schiantata frontalmente con la vettura di Elio e sua madre. Ricorda solo questo e poco altro, il pirata. E lo ha raccontato al pm monzese Manuela Messenz, che lo ha indagato per concorso in omicidio colposo e lesioni - insieme all’uomo alla guida della Range Rover nera - e omissione di soccorso. 

Del resto dell’incidente, però, dice di non ricordare nulla. Un “momento di panico che gli ha cancellato ogni percezione della realtà”, ha spiegato ai suoi avvocati. A causare questo stato, un vero e proprio “black out”, quelle “paure” che lo affliggerebbero da anni, da quando tre anni fa il quarantaseienne venne investito mentre faceva jogging al parco, da un automobilista che poi era scappato. 

L’incidente e la fuga dell’auto pirata gli avrebbero causato “attacchi di panico” e “continue paure”, che non gli avrebbero “lasciato in coscienza il luogo dei fatti”. Tanto è vero, hanno ricostruito i suoi avvocati, che dopo il fatto, “ha trascorso una giornata in famiglia assolutamente normale”.

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