Infermiere anti-aborto aggredito davanti all'Ospedale: spintoni e insulti

Non è nuovo alle contestazioni, vuoi per la tematica scottante di cui si occupa con l'associazione "Ora et labora - In difesa della vita", vuoi per la maniera radicale di affrontarla. Giorgio Celsi, partigiano anti aborto, è stato aggredito lunedì

MONZA - Spintonato di fronte all'ospedale San Gerardo. Non è nuovo alle contestazioni, vuoi per la tematica scottante di cui si occupa con l'associazione "Ora et labora - In difesa della vita", vuoi per la maniera radicale di affrontarla.  Ma Giorgio Celsi, infermiere alla clinica Zucchi di Carate Brianza e partigiano anti aborto, non se lo aspettava: militante in difesa del diritto dei feti a vedere la luce, organizza frequentemente volantinaggi  di fronte ai nosocomi lombardi. "A Monza lo faccio tutte le volte che vado al donare il sangue" - racconta al Corriere della Sera - . 

Una posizione, la sua, di strenua difesa del diritto alla vita: anche, se necessario, con l'ausilio di qualche iniziativa scioccante. Come quando a settembre finì sui giornali per la cerimonia di sepoltura dei feti abortiti: in Lombardia una legge regionale voluta da Roberto Formigoni, ex governatore ciellino, impone di inumarli in cimitero: l'alternativa sarebbe lo smaltimento come "rifiuti speciali". Un gesto di civiltà che Celsi e la sua associazione hanno voluto superare: avvalendosi della collaborazione di un sacerdote, organizzano a Desio dei veri e propri funerali per i bimbi mai nati. 

La battaglia di Celsi,  cattolico praticante tacciato però di un certo radicalismo anche in ambienti cristiani, si scontra con una realtà come quella lombarda dove la sanità è stata per quasi un ventennio enclave formigoniana. Non è raro trovare in regione, e in special modo in Brianza, ginecologi obiettori che si rifiutano di prescrivere la "pillola del giorno dopo" per questioni etiche. 

L'aggressione è avvenuta di fronte al San Gerardo. Insulti, spintoni e infine in cartelli per terra da parte di un passante che dapprima ha tirato dritto, poi ci ha ripensato ed è tornato indietro. "Non mi sento più  sicuro, ma vado avanti lo stesso" racconta l'infermiere al quotidiano milanese - "Se mi occupassi di salvare i cagnolini maltrattati mi darebbero un premio, ma parlare di aborto è evidentemente un tema scomodo» rincara la dose. E cita qualche numero: su circa 3mila bambini nati all'anno a Monza, ci sono circa 300 aborti.  La manifestazione era autorizzata:  la settimana scorsa Celsi era rimasto vittima di un'aggressione di fronte alla clinica Mangiagalli di Milano.

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