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Inps, nelle sedi di Monza e Brianza dopo lo sciopero è allarme

Il lavoratori protestano contro un'ulteriore richiesta di razionalizzazione della spesa che mette in ginocchio le famiglie

Dopo lo sciopero che il 2 e il 4 ottobre ha chiuso al pubblico le sedi dell’Inps di tutta la Provincia di Monza e Brianza, il braccio di ferro dei dipendenti e delle organizzazioni sindacali contro le misure restrittive che il governo intende adottare non sembra allentarsi.

Di fronte alla richiesta imposta dalla legge di stabilità 2013 di adottare interventi di razionalizzazione della spesa per un totale di risparmi pari a 240 milioni di euro annui, che si aggiungono ai 300 milioni imposti entro il 31 ottobre, i lavoratori non ci stanno.

Si tratta di usare “le retribuzioni e le pensioni come un bancomat per fare cassa e per ripianare le inefficienze e le inadeguatezze dei vertici manageriali”, si legge nel comunicato congiunto di Fp e CGIL Monza e Brianza, dove si lancia anche l’allarme per lo stato di agitazione proclamato dai lavoratori.

Oltre all’agitazione nelle sedi dell’Inps si respira anche amarezza perché gli impiegatii, a cui si chiedono ulteriori sacrifici, a fronte di una riduzione di 300 euro mensili della retribuzione, hanno dovuto sopperire a un carico di lavoro aumentato del 15%.

La richiesta che si leva unanime da tutte le sedi è quella di reperire le risorse altrove, "senza mettere ulteriormente in ginocchio i lavoratori, i pensionati e le famiglie".

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