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Rapimenti / Triuggio

Tre italiani sono stati rapiti in Mali

La Farnesina: "Verifiche in corso". Originari di Potenza, risulta abbiano abitato in passato anche in Brianza

Tre italiani sono stati rapiti in Mali. Insieme a loro risulta sia stato sequestrato anche un cittadino del Togo. A riferirlo è l'Ansa insieme all'agenzia France-Presse che cita un funzionario locale e fonti degli apparati di sicurezza del Mali. Il rapimento sarebbe avvenuto nel villaggio di Sincina, nella regione di Sikasso, in Mali, a una decina di chilometri da Koutiala, cittadina situata a circa 100 chilometri dal confine con il Burkina Faso mentre la località sarebbe distante circa 300 chilometri dalla capitale maliana, Bamako.

"Giovedì notte uomini armati hanno rapito tre cittadini italiani e un togolese (…). Stiamo facendo di tutto per ottenerne la liberazione" ha riferito all'agenzia di stampa una fonte delle forze di sicurezza. "Sono religiosi. Stiamo facendo di tutto per ottenere il loro rilascio e abbiamo contatti diplomatici" ha aggiunto. Sempre l'Afp ha raccolto la testimonianza anonima di un funzionario locale eletto della regione di Koutiala. L'uomo ha spiegato che "uomini armati a bordo di un veicolo hanno sequestrato (giovedì sera) tre cittadini italiani e un togolese a una decina di km da Koutiala"

Chi sono i tre italiani 

Gli italiani rapiti in Mali sono Rocco Langone, 64enne originario di Potenza, Caivano Maria Donata, la moglie di sessant'anni e Giovanni Langone, 40 anni. Originari di Potenza, risulta abbiano abitato in passato anche in Brianza, tra Triuggio e Lissone. 

Farnesina: "Verifiche in corso"

La notizia del rapimento al momento non è stata confermata dalla Farnesina. Dal ministero hanno reso noto che sono in corso le verifiche del caso. "In relazione alla notizia apparsa su taluni organi di stampa relativa al sequestro in Mali di 3 cittadini italiani, la Farnesina rende noto che l’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri sta compiendo le dovute verifiche e accertamenti. Il Ministro Di Maio sta seguendo in prima persona l’evolversi della vicenda".

Testimoni di Geova: "I rapiti non sono missionari"

"I componenti adulti della famiglia rapiti sono Testimoni di Geova che vivono in Mali per motivi personali. Non servono come missionari. Preghiamo per loro e per le loro famiglie e ci auguriamo che questa situazione si concluda pacificamente il prima possibile", recita un comunicato ufficiale riportato dall'Ansa dell'Associazione dei Testimoni di Geova del Senegal, competente per il Mali. "Non ci sono nostri missionari inviati in quel Paese. In Italia i testimoni di Geova sono 250mila quindi è possibile che qualcuno a titolo personale sia andato in Mali per aiutare le comunità locali. Ma noi non ne siamo a conoscenza, non abbiamo informazioni a riguardo". Lo riferiscono all'Adnkronos dalla sede centrale italiana della Congregazione dei testimoni di Geova, riguardo agli italiani rapiti in Mali. 

La situazione in Mali

Il Mali è teatro dal 2012 di attacchi compiuti da gruppi jihadisti legati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico, oltre a violenze di ogni tipo perpetrate da varie bande armate. Un'ondata di violenze che finora ha causato migliaia di morti tra civili e militari e centinaia di migliaia di sfollati, nonostante il dispiegamento delle forze ONU, francesi e africane. Il Paese nel 2021 ha registrato il numero più alto di attacchi terroristici e di morti dal 2011. Lo riferisce il Global terrorism index (Gti) 2022, pubblicato in questi giorni dall'Institute for Economics and Peace (Iep). Gli attacchi e le morti per terrorismo in Mali sono aumentati rispettivamente del 56% e del 46% rispetto all'anno precedente, si legge nel rapporto. Si tratta del più grande aumento da un anno all'altro dal 2017 ed è una conferma della tendenza al rialzo iniziata con la dichiarazione dello stato di emergenza nel 2015 sulla scia dell'attacco jihadista al Radisson Blu Hotel di Bamako.

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