"Dovete essere dei guerrieri": la lettera della piccola Maria, tornata alla vita dopo un incidente

Il biglietto di auguri inviato ai medici e ai pazienti del San Gerardo dalla piccola di sette anni

IMMAGINE DI REPERTORIO

“Ciao, io mi chiamo Maria e vi voglio dire una cosa, dovete essere dei guerrieri. Spero che stiate meglio e che torniate a stare con i vostri amici. Vi saluto sia grandi e piccoli. Siete dei guerrieri. E un grande bacio a tutti gli angeli che lavorano lì”.

Parole semplici ma profonde, scritte da una piccola guerriera a chi affronta la sua stessa battaglia. Una battaglia che Maria, a soli sette anni, ha combattuto e dalla quale è uscita vincitrice.

“Spesso – sottolinea Giuseppe Foti, direttore dell’Unità operativa di Anestesia e Rianimazione - chi lavora in Terapia Intensiva, non conosce il finale della storia dei propri pazienti. Si lavora alacremente, si affronta la parte peggiore della malattia, ma una volta che la condizione clinica è stabilizzata, i pazienti vengono trasferiti nei reparti di degenza ordinaria e quindi alle riabilitazioni dove viene svolta una parte altrettanto rilevante del processo terapeutico: riportare alla normalità chi ha lottato fra la vita e la morte per settimane in un letto di Terapia Intensiva”.

Era una fredda sera di gennaio dello scorso anno quando la piccola, sette anni, è stata travolta da un’auto a gran velocità proprio sotto casa. Insieme alla sua mamma aveva appena suonato il citofono per farsi aprire la porta dalla sorella maggiore: dalla strada però la giovane non ha sentito la vocina della sorella ma solo lo stridolio delle ruote sull’asfalto, un rumore sordo e poi un terribile silenzio.

L’incubo che ha trascinato in un tunnel di dolore e sofferenza un’intera famiglia per mesi è iniziato così, quando un’auto è piombata dal nulla a scombinare la loro felicità. Maria però, nonostante il grave trauma cranico, le contusioni polmonari, le fratture e una emorragia interna è stata più forte, ha sconfitto il coma e ha riaperto gli occhi. E ha vinto la sua battaglia.

Accanto alla bambina, oltre alla sua famiglia a darle affetto, ci sono stati anche i medici dell’ospedale San Gerardo che sotto il camice bianco, prima ancora che dottori, sono donne e uomini, madri e padri, sorelle e fratelli che di fronte alla sofferenza di un bambino non possono fare altro che lottare di più. Con loro nel reparto di Terapia Intensiva Maria ha affrontato il coma e le operazioni. E poi ha finalmente riaperto gli occhi.

“Quella di Maria – sottolinea il Direttore Generale della ASST di Monza Matteo Stocco - è una delle tante storie che vengono affrontate ogni giorno dai nostri professionisti con tatto, passione, coinvolgimento ed esperienza. È grazie a loro se il San Gerardo è diventato un punto di riferimento regionale e nazionale per le situazioni più gravi”.

Oggi Maria è tornata tra i banchi di scuola insieme ai suoi compagni, ha ricominciato a giocare con le sue bambole, è tornata a fare zumba e a giocare. Ma non si è dimenticata di chi ha reso tutto questo possibile e a Natale ha scritto una lettera ai dottori e ai pazienti che ancora si trovano in un letto d’ospedale. Agli “Angeli” che le hanno fatto il regalo più grande: tornare alla vita.

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