Alcatel-Lucent, dall'azienda "modello" ai licenziamenti: la protesta

Un presidio venerdì mattina fuori dalla sede della mensa aziendale ha voluto mostrare, a un anno di distanza dalla visita del premier Renzi, come la situazione sia cambiata. Ma in peggio

"Questo è il settore dove si creranno posti di lavoro per i prossimi dieci anni. Se non li faremo qui non saremo credibili". Parole queste di un anno fa, pronunciate dal premier Matteo Renzi, alla cerimonia di inaugurazione di Alcatel Lucent il 6 novembre 2014, che oggi però non suonano più come una promessa e un invito fiducioso al futuro.

Esattamente un anno dopo, quelle frasi lusinghiere per Alcatel adesso fanno da sfondo alla protesta dei lavoratori licenziati che si leva dall'Energy Park di Vimercate. Il video del premier che tiene il suo discorso ufficiale, fuori dalla mensa aziendale, fa da cornice alle bandiere dei sindacati e ai cartelloni di protesta. E sopra la testa di Matteo Rnzi che parla campeggia la frase di protesta "Se Alcatel non crea posti di lavoro Renzi non è credibile".

Non solo infatti non sono stati creati posti di lavoro ma alcuni dipendenti sono stati mandati a casa. Dopo l'incontro al Ministero dello Sviluppo Economico del 5 ottobre scorso l'azienda ha fatto partire 19 lettere di licenziamento che hanno raggiunto altrettanti lavoratori. In totale sono state 23 le persone per cui nell'azienda modello della "Silicon Valley brianzola" non c'era più spazio: quattro di queste hanno accettato gli incentivi per l'uscita, 19 hanno ricevuto la lettera di licenziamento e in nove successivamente, hanno ricontrattato, accettando l'offerta economica dell'azienda per l'interruzione del rapporto di lavoro.

"Se i posti di lavoro non li creiamo qui non siamo credibili" aveva detto il premier Renzi esattamente un anno fa ma oggi quelle frasi per i lavoratori di Alcatel Licenziati e per coloro che si chiedono cosa ne sarà del futuro occupazionale in azienda dopo la fusione con Nokia l'anno prossimo sono solo "tante belle parole" e niente fatti.

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"Renzi ci ha messo la faccia perchè Alcatel assumesse e non solo non ha creato posti di lavoro ma ha licenziato 19 persone" ha dichiarato Franco Mazzarella, ingegnere elettronico licenziato dopo quasi 30 anni di lavoro in azienda e delegato Fim Cisl. "Oltre a indignarsi, di fronte a questi licenziamenti che rappresentano il 2% della forza lavoro dei mille dipendenti che Alcatel Lucent ha, non si capisce il motivo: è un accanimento nei confronti dei lavoratori" ha aggiunto Mazzarella che ha anche precisato come dopo un anno di cassa integrazione in deroga l'azienda ha anche negato ai dipendenti la richiesta del Tfr anticipato".

"Durante la riunione al MISE del 5 ottobre il sottosegretario Teresa Bellanova ha provato in tutti i modi a far ragionare i quattro rappresentanti dell'azienda seduti al tavolo di discussione ma l'ingegnere Roberto Loiola, ad Alcatel Italia, è stato irremovibile e ha dichiarato: 'Dobbiamo licenziare 19 persone per salvaguardarne mille'. Ma per noi ne ha colpite 19 per intimidirne mille, infatti da quel giorno non ci sono più stati scoperi" ha concluso Mazzarella.

Per la prima volta nella storia in Italia Alcatel ha fatto ricorso alla misura dei licenziamenti collettivi ma secondo i dipendenti colpiti dalla misura non sono state rispettati i criteri di scelta per la mobilità tra cui gli anni di anzianità e i carichi familiari. Tra le 19 persone licenziate infatti c'è anche Maria Caminada, 53 anni, mamma di una ragazzina, dipendente Alcatel del settore Finance da 32 anni. 

"La situazione poteva essere risolta diversamente, poteva esserci la proroga della cassa integrazione per permettere a tutti di cercare nel frattempo lavoro considerando che più del 70% dei coinvolti ha più di 50 anni: è stata una scelta davvero pesante" ha raccontato a MonzaToday.

La più giovane dipendente licenziata è Raffaella Milanesi, 43 anni, lavoratrice con 25 anni di esperienza nel Settore Ricerca e Sviluppo per Optics, e delegata sindacale Fim Cisl. 

Anche lei, come altri due colleghi, è una dei rappresentanti sindacali aziendali colpiti dalla misura. "Siamo fortemente orientati come sindacato Fim Cisl a fare ricorso contro l'azienda per dimostrare con un'azione legale se c'è stato o meno un comportamento antisindacale" ha precisato Gigi Redaelli, segretario generale Fim Cisl Monza Brianza Lecco, facendo riferimento all'ipotesi di violazione dell'articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori. 

Anche da parte del segretario provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà Alfredo Somoza, presente al presidio di venerdì mattina, non sono arrivate parole leggere. "Questi licenziamenti sono una furbata che non è più giustificabile" ha dichiarato Somoza.

"L'azienda sta tentando di mandare via personale per assumere giovani con incentivi del governo senza garanzie. E un'azienda come Alcatel che ha avuto tanto dal governo e quindi dalla comunità non può permettersi questo attegiamento. Oltre a una mancanza del governo Renzi tutto questo è frutto di una politica sbagliata dell'azienda" ha concluso.

Le "colpe" del governo Renzi sono state messe in luce anche da un altro delegato sindacale Fiom Alcatel, Umberto Cignoli. "Giusto un anno fa c'è stata la visita del premier Renzi con grande spot da parte di governo e azienda. Quello che noi oggi misuriamo però è che Alcatel ha tagliato i posti di lavoro arrivando a licenziare per la prima volta in Italia" ha dichiarato Cignoli. La preoccupazione è alta anche alla luce dell'acquisizione da parte di Nokia che "comporterà 900 milioni di euro di sinergie da realizzare nei prossimi due anni" in tutto il mondo. 

"In altri paesi il governo si è interessato e ha chiesto garanzie occupazionali mentre in Italia questo non è accaduto" ha aggiunto. "Vorremo evitare di essere l'anello debole della catena perchè il Sistema Italia non si mostra interessato". 

A chiedere risposte al governo è anche Roberta Turi, funzionaria sindacale Fiom nazionale per Alcatel Lucent. "Noi oggi siamo qui per chiedere il ritiro dei licenziamenti. Ad oggi il numero è sceso a circa dieci dipendenti perchè alcuni hanno accettato un incentivo per la ricollocazione ma da parte del governo non abbiamo ricevuto alcuna risposta alle nostre richieste di incontro" ha dichiarato. Oltre alle ricadute occupazionali della scelta a preoccupare è anche l'assenza di investimenti nel settore in Italia e la perdita di competenze che i licenziamenti comportano.

"Il Governo Renzi fa solo propaganda: oltre alle belle parole però ci vuole coerenza" ha concluso 

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