Zucchi occupato, la protesta degli studenti si prende il liceo

Il liceo classico nel centro della città è occupato da giovedì mattina; nel programma delle giornate grandi classici e new entry

Liceo Zucchi: occupazione nel centro di Monza (foto © Alessandro Cogoni/New Storm)

MONZA - In pieno centro, dalle finestre che danno su piazza Trento e Trieste sventola uno striscione: e il liceo Zucchi torna occupato. La protesta degli studenti si prende la scuola più snob della provincia con una serie di rivendicazioni che vanno dalla sicurezza al no alla privatizzazione, dal caro-libri al costo dei biglietti dei pullman.

IL PROGRAMMA - Il programma è cadenzato da tutti i classici delle occupazioni: il dibattito sulla questione israeliano palestinese che lascia il posto a quello su Pericle e la democrazia, passando per i laboratori (ce ne diversi, dalla fotografia all'Antigone di Sofocle). Dopo il "dovere", arriva il piacere: e scorrendo la lista preparata dagli studenti ci si fa un'idea sommaria delle tematiche che stanno a cuore ai giovani del 2013: i liceali vogliono parlare di argomenti che spaziano  dall' omosessualità alla cultura dei rave, dalla legalità al writing, in un miscuglio anarchico e provocatorio. Spazio anche per tornei di calcetto e pallavolo: c'è anche un corso di muay thai.

I CONTRARI - Dall'altra parte ci sono i contrari. "Le idee sono giuste, lo strumento è sbagliato": questo in sintesi il  ragionamento. Il loro manifesto è stato postato online sulla rivista NewStorm, raccogliendo decine di adesioni. "L’indignazione è un sentimento nobile, alto, ma solo se supportato dalla consapevolezza, dalla credibilità, e soprattutto dalla proposta - scrivono  -  Se ci limitiamo a essere destruens, senza essere anche construens, la partita è persa in partenza. E in questa occupazione la proposta non c’è".

UN "CLASSICO" - Opinioni differenti, come accade ogni volta che un liceo viene "requisito"; e la dialettica tra le correnti di pensiero allo Zucchi del resto è una tradizione a cui nessuno vuole rinunciare. Ma è innegabile che il grande "classico" di fine anno rappresenti non solo un'interruzione dell'attività didattica, ma anche un momento di crescita personale per i giovani, che per la prima volta hanno l'occasione di confrontarsi con una protesta "vera". Molte carriere, anche a Monza, sono cominciate sulle barricate di un'occupazione. Tanti politici in doppiopetto di oggi un tempo si arrovellavano tra la durata dell'intervallo e il tipo di merendine nelle macchinette; per loro, il cursus honorum è cominciato  strappandosi i voti dei compagni di classe, dei "quartini" - come si chiamano le matricole del ginnasio - e di quelli più grandicelli. Un piccolo laboratorio di vita, dove mancavano quelli per gli esperimenti scientifici. E l'antipolitica? Chi quegli anni li ha vissuti sa benissimo che non è copyright di Grillo. Gli studenti disinteressati, che badavano al sodo rifuggendo le discussioni-fiume, ci sono sempre stati. 

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LE TRATTATIVE - Fuori dai cancelli, nel pomeriggio  i teenagers raccontano  di trattative con la dirigenza scolastica, che secondo alcuni avrebbe chiesto una protesta troppo "normalizzata" per non dare l'impressione di un teatrino. Mancano solo le forze dell'ordine, e tutto finirà nel giro di poche ore. Come qualche anno fa, quando un manipolo di agenti in assetto antisommossa e armati di motoseghe compì un blitz per  "liberare" i diciottenni chiusi nelle malconce aule dello Zucchi. Lasciategli l'occupazione. Saranno pure brutti, sporchi e arruffati, ma come cantava De Andrè - un nome che in queste fredde giornate di dicembre sarà citato milioni di volte dagli occupantes - dai diamanti non nasce niente. Dal letame nascono i fiori.

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