Storia di Saad, palestinese cristiano senza cittadinanza

E' arrivato in Italia nel 2004, si è laureato in Bicocca con master al Politecnico. Non vede i genitori da 9 anni. Qui fa il custode, all'estero lo assumerebbero a 5mila euro al mese. Ma senza documenti è "solo" un rifugiato politico.

Saad di fronte al Duomo di Milano: è palestinese, ma cristiano

LISSONE  -  Fa il custode, un modo come un altro per guadagnare qualcosa e avere in più un alloggio. Saad Tarazi lavora al pensionato di via Botticelli a Lissone, ma nel tempo libero collabora con una cooperativa di Milano. E' cristiano-ortodosso ma palestinese, arrivato da Gaza nel 2004, "per motivi facili da immaginare" - racconta. Straniero in patria, straniero in Italia. Da allora, non è stato con le mani in mano: si è laureato tecnico orafo in Bicocca, poi si è specializzato con un master al Politecnico di Torino, collaborando con l'ateneo milanese e scrivendo una dozzina di articoli pubblicati su riviste specializzate di livello internazionale. 

Le offerte di lavoro  per lui all'estero non mancano, perché parla tre lingue: italiano, arabo e inglese. La figura ideale per un posto come Dubai, ma anche per aziende geograficamente più vicine, come quella del Canton Ticino che gli ha offerto un impiego. Un lavoro da 5mila euro al mese, che sarebbero stati tassati dal fisco italiano. "Quando mi hanno detto che ero assunto, piangevo".  Il problema? Con lo status di rifugiato politico, l'Ufficio Immigrazione Elvetico non ha voluto sentire ragioni. Lui lo ha ottenuto nel 2008: per avere documenti italiani, devo passare altri cinque anni. Non solo. A questo punto tocca alla burocrazia complicare la faccenda. Per ottenere i documenti in Italia possono servire fino a 6 anni di carte bollate e silenzi, invece dei due previsti dalla legge. Saad ha fatto ricorso al Tar tramite il suo avvocato, il milanese Livio Neri: i giudici amministrativi gli hanno dato ragione, ma solo sulla competenza territoriale, che è di Roma. Nuovo ricorso, tuttora pendente.

Ma il nostro non è tipo che si perde d'animo. Le ha tentate proprio tutte. Persino con Gianfranco Fini, quando era presidente della Camera. "Nulla". Beh, Saad, Fini non era la persona più indicata… "Ho scritto anche a Laura Boldrini che lotta per gli immigrati: risposta fotocopia, nella letterahanno cambiato solo il pronome". Da maschile è diventato femminile. 

Intanto, in Australia c'è la madre malata  - anch'essa rifugiata politica- che da nove anni aspetta di vedere il figlio. Neanche lì Saad può entrare: hanno paura che voglia restare. Lui  nonostante tutto riesce a trovare ogni tanto lo spunto per sorridere, per una battuta di spirito, per un po' di umorismo. Conduce una vita normale, amici soprattutto italiani e nessun problema di integrazione. Anche a Lissone, notoriamente feudo lumbard. Certo, da quando è sindaco Concetta Monguzzi, l'Amministrazione si è interessata al suo caso.  Il sindaco  ha scritto al presidente Napolitano: nulla. Manca solo il ministro Kienge. 

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Cosa vuoi esattamente? "Che qualcuno si attivi per sveltire la pratica, per fare si che due anni restino due: se non vogliono darmi i documenti basta che lo dicano". Il suo problema naturalmente è quello di molti altri. Le impersonali  procedure per ottenere la cittadinanza sono lunghe e complicate anche per chi ormai è perfettamente integrato: poco importa se una persona è condannata a restare un apolide. Dura lex, sed lex diceva il romano Cicerone. Ma, rispondeva l'arcitaliano Giolitti in anni più recenti, la legge coi nemici si applica, con gli amici si interpreta…

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