Il lockdown chiude locale, la delusione di Riccardo: "Mi fermo e penso a un futuro all'estero"

Riccardo Zakian da sei anni gestisce un cocktail bar a Monza, nella via della movida. Dopo mesi di fortissimo stress adesso ha deciso di pensare al suo benessere psicofisico. Poi il pensiero vola a un futuro lavorativo fuori dall'Italia

I primi soldi che ha visto dopo il lockdown della scorsa primavera sono stati i 18 euro dei cocktail d’asporto guadagnati il primo giorno di riapertura. Visti i chiari di luna che ci sono all’orizzonte adesso, abbassata nuovamente la saracinesca, Riccardo si mette in modalità “off”: ha bisogno di recuperare l'energia e la serenità che la pandemia gli hanno tolto.

Poi, quando l’emergenza sarà superata, penserà (seriamente) a trasferirsi all’estero, destinazione Europa del Nord. È esausto Riccardo Zakian, 35 anni, che gestisce con la fidanzata il locale Qualunquemente Monza in via Bergamo. Anche i locali della via della movida sono stati messi in ginocchio, e questa nuova chiusura per molti è l’ennesima batosta.

Tanto che Riccardo, esausto, ha deciso di ricaricare le batterie e sta pensando anche di abbandonare l’Italia. “Siamo un cocktail bar che lavora soprattutto dopo cena – racconta Riccardo -. Dopo il primo lockdown abbiamo cercato di recuperare lavorando 7 giorni su 7 e anticipando l’apertura anche all’ora degli aperitivi”.
Sono stati mesi difficili: lavorare senza sosta, facendo attenzione a ogni minimo centesimo, dovendo lasciare a casa il personale che lo aiutava soprattutto nel fine settimana, ma potendo contare sull’auto dei familiari. “Fortunatamente non abbiamo chiesto prestiti in banca, altrimenti adesso saremmo chiusi con un ulteriore balzello a cui pensare”.

Adesso si ricade nuovamente in quel limbo di incertezza che già a marzo Riccardo e i suoi colleghi avevano vissuto. “Abbiamo fatto investimenti economici per rispettare le prescrizioni covid – prosegue -. Termoscanner, igienizzanti, macchina ad ozono per la sanificazione persino delle pareti e del marciapiede e adesso ci rimettono in lockdown”.

Durante il primo lockdown Riccardo - pensando che la chiusura sarebbe proseguita per poche settimane - aveva immediatamente pagato i fornitori, senza immaginare che quei fondi, poi, sarebbero serviti a lui per andare avanti.
“Sono stati mesi carichi di nervosismo, di preoccupazioni e di un fortissimo stress. Che naturalmente ricadono anche all’interno della famiglia. Sono cresciuto in una famiglia di imprenditori del settore della ristorazione: i miei genitori hanno fatto sacrifici per farmi studiare nelle scuole migliori, ho sempre avuto il pallino per il settore della ristorazione e adesso mi ritrovo in ginocchio. Siamo a Monza da sei anni e ho raggiunto traguardi importanti, con collaborazioni anche con catering stellati e adesso…”.

Adesso Riccardo non ci sta: se deve rimanere chiuso, non ci vuole rimettere la salute. “Adesso penso a me stesso, a condurre una vita sana, a trascorrere del tempo con la mia fidanzata e il nostro adorato cane. Poi si vedrà, ma questa esperienza mi sta portando sempre più a guardare fuori dal mio Paese e guardo un futuro imprenditoriale nei Paesi del Nord Europa”.

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