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Le associazioni culturali monzesi bocciano i 59 mila euro spesi per illuminare l'Arengario

Le associazioni culturali monzesi scendono in campo e criticano la scelta della Giunta di aver speso 59 mila euro per illuminare l'Arengario. Avrebbero preferito utilizzare quei soldi per attivare il servizio della biblioteca a domicilio o delle visite guidate ai Musei Civici on line

Invece di accendere le luci dell’Arengario accendiamo la cultura: in questo Natale di pandemia Monza ha bisogno di essere nutrita di servizi – anche culturali – per alleviare la sofferenza della collettività. Questo il messaggio lanciato all’unisono da alcune associazioni culturali di Monza che hanno bocciato la scelta della Giunta di investire 59 mila euro per illuminare l’Arengario durante le feste.

“Siamo sconcertati  e allibiti – spiega Ettore Radice che parla a nome delle associazioni Mnemosyne, Amici dei Musei, Amici della Musica, Italia Nostra, La Casa della Poesia, Associazione Mazziniana Italiana, Università Popolare di Monza e Pro Monza -. Avrebbero potuto utilizzare quei soldi in servizi più utili per la collettività. Siamo d’accordo nell’allestimento delle luminarie, ma investire 59 mila euro per illuminare l’Arengario dando l’incarico a un’azienda senza alcuna gara ci pare un fatto molto grave”.

Le associazioni quei fondi li avrebbero utilizzati diversamente per promuovere la cultura e il bello in città. “Per esempio attivando il servizio della biblioteca a domicilio: adesso a Monza le biblioteche sono chiuse, i lettori possono accedere solo agli Ebook, una modalità non praticabile da tutti. In alcuni Comuni della Brianza e in città grandi come Bologna i libri della biblioteca vengono consegnati a domicilio: sarebbe un conforto e una compagnia per le persone anziane che non possono uscire di casa o che non si possono permettere di acquistare un libro alla settimana”.

Dall’Associazione Amici dei Musei parte invece l’idea di organizzare eventi culturali attraverso le piattaforme digitali facendo conoscere i tesori dei Musei Civici. “Non ci vogliamo sostituire a nessuno – spiega la presidente Raffaella Fossati -. Culturalmente Monza è spenta: invece di investire 59 mila euro per illuminare l’Arengario avrebbero potuto organizzare visite guidate anche a tema nella ex Casa degli Umiliati, come già avviene per il Museo Diocesano. Abbiamo un ricchissimo patrimonio, abbiamo professionisti validi sul territorio che potrebbero condurre questi incontri. Ma si potrebbe anche pensare a fare delle dirette con i commercianti, patrimonio della nostra città che stanno attraversando un momento di profonda crisi. In questo modo porteremmo la cultura, il bello e l’arte nelle case dei monzesi. Regaleremmo un’ora di bellezza e storia, una terapia fondamentale in questo delicatissimo momento”.

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