Cronaca

Malato di Sla viene portato in Tribunale dai figli: la denuncia della moglie e del primogenito

Il fatto succede in Brianza. Accudito dalla moglie, da un figlio e dalla badante sta combattendo con forza e tenacia contro la malattia

Foto d'archivio

Francesco vive in Brianza ha 82 anni ed è malato di Sla. A giugno dovrà presentarsi in Tribunale davanti al giudice: due dei suoi tre figli hanno chiesto l’intervento della legge e hanno presentato un’istanza per l’istituzione di un amministratore di sostegno che si occupi della gestione dell’uomo. Ma il terzo figlio e la moglie di Francesco - che fin dall’inizio della malattia lo stanno accudendo con l’aiuto di una badante - si oppongono. “Anche a nome di mia mamma chiedo ai miei fratelli di mettersi una mano sulla coscienza – racconta il primogenito Luigi a MonzaToday -. I nostri genitori stanno vivendo un’esperienza molto difficile: estromettere la mamma, che ha 75 anni,  dalla cura del marito è un duro colpo sia per lei, sia per papà. Non vi abbiamo mai chiesto contributi economici, evitate di mettere ulteriore dolore in questa vicenda che ne sta portando già abbastanza. Papà percepisce la pensione di 520 euro e l’assegno di invalidità civile: non c’è assolutamente nulla da guadagnare, c’è solo bisogno di rimboccarsi le maniche”.

"Una malattia che distrugge il corpo, ma non la mente"

Luigi, che vive alla periferia di Milano, affida a MonzaToday questa vicenda familiare. “La malattia è apparsa solo tre anni fa, ma fin da subito è stata devastante e veloce – racconta -. Adesso mio papà è immobile a letto: attaccato a un ventilatore, nutrito da una macchina, comunica con un computer attraverso il battito delle ciglia. Ha imparato persino a inviare i messaggi con WhatsApp. Il corpo è immobile, ma la mente è lucida e questa vicenda giudiziaria lo sta provando parecchio”.

"Papà viene accudito h24: non ha una piaga"

Francesco viene accudito h24 dalla moglie, da Luigi che quando smette di lavorare si reca immediatamente dal genitore sacrificando così il tempo da dedicare alla moglie e ai figli, e da una badante che ha preso a cuore la vicenda dell’anziano. “Io ho fatto un corso per diventare caregiver e ho trasmesso le competenze anche alla badante e alla mamma – prosegue -. Quando ci sono situazioni di difficile gestione mi chiamano, fornisco le indicazioni per telefono e se si tratta di situazioni molto gravi chiamo immediatamente i soccorsi. Sia di giorno sia di notte”.

"Durante la pandemia siamo diventati fisioterapisti"

Francesco è accudito con estremo amore. “È  seguito dai professionisti del centro NeMo di Niguarda – continua Luigi -. Anche i medici ci fanno i complimenti per come lo curiamo: non ha una piaga da decubito”. Nei giorni scorsi si è recato nel grande ospedale milanese per le visite già programmate  e per sottoporsi alla vaccinazione. Durante la pandemia l’impresa è stata ancora più ardua. “Per evitare qualsiasi contatto abbiamo cercato di limitare anche gli interventi esterni che ci vengono forniti dalla Regione Lombardia – prosegue -. Abbiamo imparato a lavarlo, naturalmente a letto; ci siamo sostituiti per un breve periodo di tempo anche al fisioterapista. Io, la mamma e la badante abbiamo trovato un equilibrio ma è un equilibrio sottilissimo: non possiamo permetterci neppure un raffreddore altrimenti il carico di lavoro aumenterebbe a dismisura”. Nel frattempo, secondo il racconto di Luigi, suo fratello e sua sorella non avrebbero dato una mano (“Se non per un breve periodo, mia sorella, a pagamento”, precisa).

"Papà non ha bisogno di un giudice, ma dell'amore dei suoi figli"

Poi la scelta di portare la vicenda in tribunale chiedendo che l’anziano genitore possa essere affidato a un amministratore di sostegno. “Alla prima udienza hanno ritirato la possibilità di farsi loro carico di diventare amministratori di sostegno – prosegue Luigi – Non se la sentono di prendersi cura del padre. Poi la richiesta di poter visionare i conti correnti e di fare visita al genitore. Cosa, peraltro, mai negata ma è da dieci mesi che non vengono più a trovarlo”. Luigi chiede che vengano sotterrate le asce di guerra e che invece si pensi soprattutto al bene dei due anziani genitori già pesantemente affranti dalla malattia e dalla pandemia.  “Questa vicenda li sta distruggendo – continua -. La Sla è una malattia bruttissima, che devasta il corpo del malato e devasta anche la sua famiglia. C’è bisogno di unità, di sostegno reciproco, di forza per i momenti no. C’è bisogno di mettersi una mano sul cuore e chiedersi che senso ha volere togliere alla moglie che per una vita è stata al suo fianco l’impegno della cura anche nella difficile fase della malattia. Mia mamma è lucida, sta bene, insieme riusciamo a portare avanti questa situazione: mamma e papà non hanno bisogno di estranei che verifichino che papà viene curato con dovizia. Lui e la mamma hanno bisogno dell’aiuto di tutti i loro figli. E chi, fisicamente, non ce la fa ad affrontare questo dramma che dia almeno un sostegno morale. Mamma e papà ci hanno cresciuti con i valori della famiglia e dell’unità: non deludiamoli in questo momento, perché spesso quello che mi chiedono è ma i nostri insegnamenti li abbiamo gettati alle ortiche?”.

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