Cronaca

Stop alle morti sul lavoro: dalla Brianza l'appello a fermare le morti bianche anche durante la pandemia

A lanciarlo Matteo Mondini di Cesano Maderno. Nel 2010 è rimasto gravemente ferito in seguito a un infortunio sul luogo di lavoro. "Il covid ha fatto chiudere molte aziende, ma non ha bloccato le morti bianche". Dall'inizio del 2021 sono 43 le persone che hanno perso la vita mentre stavano lavorando

Il Covid ferma il lavoro, ma non le morti sui luoghi di lavoro. Sono ben 43 le persone che dall’inizio del 2021 hanno perso la vita lavorando (morti per Covid esclusi).

Dalla Brianza arriva l’appello a un serio interessamento da parte delle istituzioni alla sensibilizzazione, fin dai banchi di scuola, alla cultura della sicurezza sui posti di lavoro affinché le cosiddette morti bianche restino solo appannaggio del passato.

A lanciarlo è Matteo Mondini, 38 anni, di Cesano Maderno, che nel 2010 è rimasto vittima di un gravissimo infortunio sul posto di lavoro e da allora, miracolosamente sopravvissuto, ha deciso di scendere in campo per sensibilizzare l’opinione pubblica, le aziende, e le future generazioni di lavoratori.
“Si lavora per vivere, non per morire – scrive Matteo in un lungo post sul suo profilo Facebook indirizzato al ministro del Lavoro Nunzia Catalfo – C’è una pandemia di entità mondiale, ma c’è anche una gravissima emergenza che continua in maniera silenziosa e costante. Ogni giorno nel nostro Paese si perde la vita, o si rimane gravemente invalidi per colpa del lavoro”.
Anche la Brianza ha inaugurato il nuovo anno con la tragica morte, settimana scorsa, di un giovane di Biassono rimasto schiacciato dal suo trattore. “Non si deve parlare di sicurezza sul lavoro solo quando accadono le tragedie – aggiunge Mondini -. O nelle giornate dedicate alle morti sul lavoro. Bisogna parlare di sicurezza sempre”.

Per il brianzolo la prevenzione è diventata una missione di vita. Era il 22 ottobre 2010 quando Matteo rimase folgorato mentre stava lavorando in un negozio nel centro di Monza privo del salvavita. A quel punto è iniziato il suo calvario: 37 interventi chirurgici, nel 2015 l’impianto di un pacemaker cardiaco per regolarizzare quel cuore andato in tilt a causa della potentissima scossa, nel 2017 l’amputazione del braccio. Nel frattempo al suo fianco la moglie e i due figli.

“Ho cercato di ricominciare, prima nell’azienda di famiglia, poi in una multinazionale dove ero stato assunto a tempo indeterminato. Ma la mia missione era un'altra: ho lasciato il lavoro e ho deciso di dedicarmi esclusivamente alla mia missione di diffondere la cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro. Ci sono lavoratori che sono morti, io sono un sopravvissuto”.

Nel 2019 l’incontro a Roma con il ministro Catalfo con la proposta del brianzolo di mettersi a disposizione del Paese per campagne di sensibilizzazione o altre attività per informare ed educare datori di lavoro e lavoratori. “Ci sono pubblicità progresso su molte tematiche di grande importanza, ma nulla sulla sicurezza sui luoghi di lavoro”.

La Regione Lombardia gli aveva aperto le porte: prima della pandemia Matteo aveva incontrato il consigliere regionale Gianmarco Senna, presidente della Commissione attività produttive. La proposta, poi abbracciata bipartisan da tutto il consiglio regionale, di promuovere una campagna di sensibilizzazione a più livelli individuando nel lavoratore brianzolo il testimonial per la battaglia per la sicurezza sui luoghi di lavoro, era pronta ma il covid l'ha rinviata.

“La pandemia ha bloccato tutto – continua -. Purtroppo non ha bloccato le morti sul lavoro, che anche l’anno scorso hanno raggiunto cifre molto alte”.
Matteo nell’attesa di poter presto ritornare attivamente in pista in quella che ormai è la sua mission ha deciso di affidarsi alla rete. “In questi mesi ho organizzato diversi webinar con alcune scuole superiori. Sono ben lieto di proseguire su questa linea e sono disponibile anche con nuove scuole”.
Poi l’avvio di un nuovo progetto con una start up brianzola che grazie alla realtà virtuale istruisce gli operai e gli artigiani su “campi virtuali” di ambienti di lavoro facendo vivere (in piena sicurezza) tutti i rischi che potrebbero incontrare.

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