Via libera al distributore nel Parco: ruspe al lavoro da ieri

A pochi giorni dalla tornata elettorale partono i lavori per la costruzione di un impianto nei pressi dell'ingresso di Santa Maria delle Selve. La domanda è: ce n'era proprio bisogno?

Una veduta aerea dell'area su cui sorgerà il distributore

Le ruspe sono partite. La domanda è: ce n'era proprio bisogno? Strana la politica. Soprattutto quello che può capitare nelle ultime settimane di governo. Si dirà, sempre a parlar male dell'amministrazione. Il problema è che la casistica è così ampia che far finta di niente, per chi fa il nostro lavoro con coscienza, diventa difficile. Il rischio di sembrare faziosi  va corso di buon grado quando in gioco - ancora una volta -  c'è il benessere di uno dei gioielli   del territorio.

La denuncia arriva da Michele Faglia, ex primo cittadino e capolista della civica Città-Persone, che ha presentato un esposto al riguardo. Nel pomeriggio di ieri è comparso il cartello di avvio lavori per la costruzione di un  distributore di carburante all'interno del Parco. Un'idea vecchia di anni, che per un motivo o per l'altro non è mai partita. Le macchine sono già al lavoro. Il luogo dove sorgerà l'impianto è stato individuato in un'area a ridosso dell'ingresso di Santa Maria delle Selve a Biassono. Secondo il Comune (delibera 595 del 7 settembre 2010) la costruzione del distributore farebbe parte "di un generale processo di riqualificazione dell'adiacente complesso piscina-camping che la SIAS si è dichiarata disponibile ad affettuare". Si garantisce comunque "una viabilità ben organizzata per l'afflusso e il deflusso, separata dagli accessi pubblici [...].

La domanda è semplice: ammesso anche che al ditributore si arrivasse con un tunnel sotterraneo - e non è così -  senza violare il parco con nuove strade, chi mai andrà a fare il pieno in mezzo agli alberi? Un po' come le comunità montane a 30 metri sul livello del mare. Il rischio di sembrare pacchiani nel giustificare l'improbabile è in agguato quando si vuole chiudere in bellezza un quiquennio tutto sommato scialbo.

Tra un'inaugurazione e l'altra che poteva essere fatta da anni e che invece è stata destinata ai giorni immediatamente precedenti la tornata elettorale  (domani è la volta del comando dei vigili, qualche settimana fa fu cambiato nome alla piazza di fronte al PalaIper, un mese fa fu posata la targa in memoria di Lea Garofalo, sciolta nell'acido a San Fruttuoso), si è riusciti a infilare questo gioiello di lungimiranza ambientale. Cantieri infiniti sulla Valassina e viale delle Industrie, traffico in tilt, cronica mancanza di parcheggi non erano priorità. Il tentativo  in extremis di approvare una variante-scempio, si. La partita ha avuto il potere di riportare in città Paolo Romani, raramente avvistato a Monza nonostante sia tuttora assessore, e di rendere indagato il presidente del consiglio comunale Domenico Inga, che avrebbe forzato le procedure consiliari nell'ambito del marzo di fuoco dell'urbanistica monzese, ma non di far cambiare idea a chi guida la città. Una vicenda che vi abbiamo raccontato passo passo, e che ha mostrato come più della ragione potè la logica delle alleanze (elettorali e non).

La Regione aveva bocciato il Pgt: si è proceduto ugualmente a tappe forzate, cercando di cambiare in 7 giorni quello che non era riuscito in cinque anni. Novemila metri quadri di parco sacrificati e diverse decine di alberi tagliati. Chi paga? In soldi, la Regione, dice Faglia. Per lo scempio, invece, beh ci sono cose che non si possono comprare, come recita la pubblicità. "La costruzione viene consentita a patto che SIAS (la società che gestisce l'Autodromo e ha in concessione dal Comune di Monza una parte del Parco, ndr) 'riqualifichi' l'area". E le autocisterne? E la sicurezza?. Un'altra delibera definisce "in stato di degrado" un area su cui sono, semplicemente, presenti degli alberi.

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Persino il comune di Biassono, a guida leghista (come Monza, d'altra parte), con votazione bipartisan si è opposto, nonostante negli anni sia riuscito a costruire anche su uno dei più
begli scorci della Brianza monzese, quella strada che corre lungo il muro di cinta da San Giorgio alla stazione e su cui di notte non era raro incontrare conigli. Un'oasi di pace in uno dei territori più urbanizzati d'Italia. C'è qualcosa che ci sfugge in tutta questa vicenda. I latini avrebbero detto "Cui prodest? ( a chi giova?). Noi, più modestamente, ci chiediamo a chi conviene.

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