"Fateci entrare, siamo con la Fornero". E tirano fuori la pistola

Monza, istanti prima del Gran Premio. Un manipolo di uomini di scorta al ministro del Welfare vuole introdursi nell'area di partenza a pochi istanti dal via. Momenti concitati, via vai di tecnici, piloti in tensione. E un «argomento« irresistibile

MONZA - Incredibile Italia. La location: la pista dell'Autodromo di Monza nel giorno del Gran Premio. I protagonisti: gli uomini della scorta del ministro Elsa Fornero e del sottosegretario Staffan de Mistura. L'oggetto: una pistola. "E' stato il momento più imbarazzante della mia vita" - dichiara il direttore del circuito Enrico Ferrari al quotidiano Repubblica, che per primo ha riportato la notizia. Ma cosa è successo?

I FATTI - Quello che spesso accade quando chi deve far rispettare la legge è il primo a fregarsene. Un manipolo di uomini di scorta al ministro del Welfare voleva introdursi nell'area di partenza a pochi istanti dal via. Momenti concitati, via vai di tecnici, piloti in tensione. Solo pochi sono ammessi. La scorta era numerosa, una quindicina di persone: qualcuno doveva restare fuori.  Del resto anche personalità internazionali com il governatore del Texas si sono portati dietro solo un paio di gorilla, accordandosi in anticipo per il resto con la sicurezza del circuito.

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Ma la scorta del ministro non ne ha voluto sapere. E di fronte al no degli uomini di Bernie Ecclestone, qualcuno ha tirato fuori il più convincente degli argomenti: una pistola. Poche storie, in questo caso si passa. Il ministro non si sarebbe accorta di niente, perché era già andata avanti.

LA CHIAMATA - L'epilogo scontato è la telefonata post gara dello staff di Ecclestone, che si è lamentato con Ferrari. "Ho provato un senso profondo di umiliazione - ha dichiarato  quest'ultimo al quotidiano romano - Non possiamo andare avanti così. Ogni anno è sempre peggio. L'anno scorso sono stato minacciato per lo stesso motivo.  Ma la pistola è troppo. Per il futuro saremo costretti ad adottare il numero chiuso per i politici in griglia".

CAPRICCI - Ferrari racconta poi al giornale di Ezio Mauro un altro episodio di italica e inimitabile fattura. Protagonista il deus ex machina del Pdl monzese, calato dall'alto per vincere le elezioni di maggio: il brianzolissimo Paolo Romani.   "Per un capriccetto stavamo per fare una figura incredibile con il mondo intero - ricorda il dirigente -  Il governo  (che ai tempi vedeva Berlusconi premier, ndr) aveva incaricato il ministro  Crimi di premiare il vincitore con la targa per il 150mo della Repubblica. Ma quando il ministro Romani ha saputo che avrebbe dovuto consegnare il secondo premio e non il primo, si è rifiutato di andare sul podio. Per poco non saltava la premiazione".

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