Cronaca

Uccide la compagna: lavorava nel monzese l'omicida di Loredana Vanoi

La vittima era la sorella dell'ex ct della nazionale di sci di fondo Sandro Vanoi. La crudeltà dell'omicidio potrebbe spingere il legale a richiedere la periza psichiatrica

MONZA - Non ha voluto rispondere ad alcuna domanda durante l'interrogatorio di garanzia, Giuseppe Merlini, 65 anni, arrestato per l'omicidio sabato all'alba della sua compagna, la maestra 60/nne di Sondrio, Loredana Vanoi, sorella dell'ex ct della Nazionale azzurra di sci di fondo, Sandro Vanoi.

SILENZIO - L'unica frase, si è appreso oggi, l'ha pronunciata davanti al commissario Carlo Bartelli, dirigente della Squadra Mobile, la stessa notte del delitto quando si è costituito. "Ho visto Loredana cancellare una mail dal suo computer - ha detto - e, a quel punto, ho perso la testa". Davanti al gip Pietro Della Pona, Merlini, originario di Mandello del Lario (Lecco), custode di un'impresa nella zona di Monza, con alle spalle precedenti per furto e contrabbando risalenti ad una trentina di anni fa e per lesioni in seguito a una rissa del '94, si e' avvalso quindi della facoltà di non rispondere, come aveva fatto davanti al pm Elvira Antonelli subito dopo il fermo. Il suo avvocato ha chiesto la concessione degli arresti domiciliari, mentre il gip Della Pona ha confermato la detenzione in carcere.

LA DINAMICA - Non è escluso che il legale solleciti anche una perizia psichiatrica considerando la crudeltà con cui ha agito. Merlini infatti ha colpito ripetutamente alla testa con una coppa dal basamento in similmarmo la maestra mentre quest'ultima era in camera da letto. L'uomo ha raccontato agli investigatori della Mobile di avere preso il trofeo da una vetrina chiusa dentro il salotto e poi di avere lasciato l'arma del delitto in bagno. La Polizia Scientifica ha trovato la vittima con il volto sfigurato. Merlini, divorziato, e la Vanoi, vedova (con una figlia), avevano allacciato una relazione che durava da oltre 5 anni, dopo che si erano conosciuti sciando sulle piste di Aprica (Sondrio). Ma, pur trascorrendo lunghi periodi insieme, ognuno continuava a vivere a casa propria.
(ANSA)

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