Pasquetta? Giorno di lavoro per tanti dipendenti dei super

Sono stati diversi i centri commerciali, supermercati e ipermercati in provincia a tenere aperto durante il lunedì dell'Angelo. "Una soluzione che non fa vendere di più, ma produce solo un cambiamente degli orari di spesa"

MONZA - A marzo avevano già aderito a una giornata europea per attirare l'attenzione dei consumatori sulla condizione di disagio in cui versa la categoria. Ma la situazione non è  migliorata. Anzi. A poche ore dalla fine delle vacanze di Pasqua, commessi e commercianti continuano la loro settimana lavorativa sul piede di guerra. Già perché per loro non c'è stata alcuna sosta. Queste festività non le hanno certo trascorse tra colomba, parenti e uova di cioccolato. Lunedì è stata, per molti dipendenti, una normale giornata lavorativa.
Non sono stati pochi i centri commerciali e i negozi in città che hanno infatti deciso di tenere le loro porte aperte. Se alcuni commercianti hanno sfruttato la domenica di Pasqua per concedere un po' di relax ai propri dipendenti, numerosi sono invece stati quelli che hanno chiamato i propri lavoratori a  presenziare sul proprio posto di lavoro durante il lunedì dell'Angelo. Esselunga di via Buonarroti, Gigante di Villasanta e di Vimercate, Carrefour di via Boito e persino il Marco Polo di Lissone, sono infatti solo alcuni dei centri che hanno mantenuto il normale orario lavorativo durante il primo giorno della settimana. Che però sul calendario è segnato in rosso.

Un fatto che ha preoccupato non poco i sindacalisti di Filcams CGIL , Fisascat CISL e Uiltucs UIL. Lo scorso  4 marzo le sigle avevano aderito alla giornata europea organizzata in sostegno a lavoratori dipendenti e imprenditori commerciali che, a causa della liberalizzazione si vedono costretti a lavorare con orari straordinarie. Per l'occasione, i lavoratori di tutta la Brianza si erano stretti nella protesta contro le aperture non stop che vedono protagonisti non solo i centri commerciali, ma anche i piccoli negozi di paesi e città. Un tour de force che, secondo sindacati ed esercenti, non porterebbe a sollevare gli incassi o ad aumentare la disponibilità di nuovi posti di lavoro, ma al contrario comporterebbe una serie di spese aggiuntive e turni lavorativi non stop.


"Non è con le domeniche di apertura straordinaria che si fanno battere più scontrini - afferma Elena Vanelli, sindacalista di Fisascat-Cisl - In questo modo abbiamo ottenuto solo un cambiamento delle abitudini degli acquirenti. Si compra di domenica ma il fatturato è quello di sempre. Aumentano invece le spese. I dipendenti che vengono impiegati la domenica devono essere infatti retribuiti con una maggiorazione del 30%, proprio per il fatto di lavorare durante un giorno festivo". Costi a cui vanno poi aggiunte le spese di elettricità, riscaldamento e tutte quelle relative a una giornata aggiuntiva di apertura".

"La liberalizzazione dà la possibilità ai negozianti di rimanere sempre aperti, annullando vincoli e divieti della precedente legge - continua Vanelli - Temiamo che l'innovazione ricada in modo negativo sui lavoratori. Il contratto nazionale del commercio prevede dei limiti riguardo alle ore lavorative. Ma con il calo dei consumi e la ristrettezza di organico che si riscontra soprattutto nelle piccole e medie imprese, abbiamo paura che tali regolamentazioni non vengano rispettate. Ora infatti, non sono più contemplati accordi tra parti. La decisione viene presa unicamente da chi gestisce la propria attività. Continueremo la nostra battaglia per cercare di garantire dei corretti orari lavorativi".

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