Monza, la Cassazione conferma: Massimo Ponzoni resta in carcere

La Suprema Corte ha confermato la misura cautelare nei confronti dell'ex assessore regionale e golden boy del Pdl in Brianza; secondo l'accusa il politico avrebbe agito "in veste di privato corruttore". Nomine politiche in Provincia in cambio di favori. Ponzoni è in cella dal 17 gennaio scorso

Massimo Ponzoni

MONZA - E' stata confermata dalla Cassazione la misura della custodia cautelare in carcere per l'ex assessore regionale lombardo del Pdl, Massimo Ponzoni, in cella dal 17 gennaio scorso nell'ambito dell'inchiesta della procura di Monza, a seguito del crac della società Il Pellicano. Senza successo i difensori di Ponzoni hanno fatto ricorso diretto alla suprema corte contro l'ordinanza di custodia emessa il 4 gennaio 2012 dal gip del tribunale di Monza, sostenendo la totale mancanza di motivazioni a sostegno dell'arresto. In proposito i supremi giudici hanno rilevato che "sia pure in termini di minimalità", il gip ha comunque "individuato ed esposto le ragioni del suo convincimento" e "tanto basta ad escludere la violazione di legge invocata". Per quanto riguarda la formulazione delle accuse - corruzione - la suprema corte ritiene che il gip abbia formulato "una sua coerente disamina, concludendo ragionevolmente in termini di sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, per ogni singola accusa".

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LE PROVE - Tra gli elementi di prova contro Ponzoni, la Cassazione - nella sentenza 18725 della Sesta sezione penale depositata il 16 maggio e relativa all'udienza svoltasi il 19 aprile - ricorda che ci sono delle intercettazioni delle quali la difesa di Ponzoni lamenta l'irregolarità ma senza indicarle specificamente. Per quanto riguarda le accuse, a Ponzoni è contestato di aver agito "in veste di privato corruttore" a margine dell'approvazione del piano di governo del territorio dei Comuni brianzoli di Desio e Giussano, "favorendo non solo la messa in contatto tra i pubblici ufficiali e i soggetti privati interessati al compimento degli atti contrari ai doveri d'ufficio, ma di aver altresì contribuito alla materiale indebita remunerazione dei primi, attraverso l'influenza, derivantegli dal suo ruolo di esponente politico di rilievo in seno al Pdl lombardo". "Particolarmente - sottolinea la Cassazione - sul territorio brianzolo". La 'retribuzione' dei pubblici ufficiali contattati da Ponzoni sarebbe stata quella dell'acquisizione" di nomine politiche in seno alla costituenda Provincia di Monza e Brianza e, correlativamente, per mezzo dell'assunzione di cariche in enti pubblici o consulenze ricevute, sempre con l'appoggio politico garantito dal Ponzoni". (ANSA)

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