Monza, chiusura Stella Polare: una lettera delle insegnanti

Le insegnati spiegano perchè il centro funziona, e la chiusura sarebbe una grave perdita

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MonzaToday

UNA LETTERA-APPELLO DELLE INSEGNANTI  di Stella Polare: PERCHE' CHIUDERE SAREBBE UNA PERDITA per il quartiere e per Monza.


Di solito i libri di psichiatria sono voluminosi e difficili da capire, destinati ad un pubblico selezionato; la malattia mentale, al contrario, è un’esperienza vicina a tutti, perché stranezze, diversità e bizzarrie si trovano dentro la nostra vita, le nostre relazioni, le nostre storie. I disturbi mentali sono in aumento, colpiscono circa 450 milioni di persone e nessun gruppo sociale ne è immune.

Parlando di sofferenza psichica, intendiamo una gamma enorme di situazioni, ci siamo tutti dentro: senza essere considerati folli, si sta male e la vita ne è pesantemente condizionata. Tutti possiamo essere in tempi e luoghi diversi fragili. L’idea di riconoscersi in una condizione comune, piuttosto che spendere giudizi gli uni verso gli altri, può evitare etichette ed esclusioni che complicano molto l’esistenza.

La difficoltà ad affrontare la questione del disagio psichico può nascere dal vedere gli stessi problemi amplificati fino all’assurdo o della fatica di sopportare la sofferenza degli altri che spesso si aggiunge alla propria. La diffidenza può arrivare dalla paura del “fuori norma” e dall’incertezza sulla propria collocazione in uno schema. Un comportamento sano è faticosa e fragile conquista, il disordine psichico è vicino o nascosto e si cerca la rassicurazione in un mondo controllabile e sensato: invece di comprendere ci si difende. La “salute mentale” ci riguarda e anche se non conosciamo in profondità diagnosi e sintomi, possiamo capire cosa significa soffrire e non volere rimanere soli.  

“Se non riconoscendoci tutti come emarginati, attuali o potenziali, se non riconoscendo che tutti e dovunque rischiamo di subire la stessa pressione; possiamo essere coloro che inconsapevolmente ora la esercitano , ora la subiscono” P. dell’Acqua
La malattia mentale impone di familiarizzare con la sua forma più concreta: la gente in carne e ossa. In situazioni di marginalità e crisi, si possono scoprire nelle persone risorse imprevedibili: sano e straordinario esistono in tutti, ma è solo attraverso le relazioni che si attivano le parti migliori di ciascuno. Chi soffre di disturbi mentali, può avere una vita sociale completa nell’ “umana normalità” senza che per questo di debba dimenticare o negare la malattia.

Per evitare i pregiudizi bisogna darsi la possibilità di conoscersi, capirsi e frequentarsi nella vita di tutti i giorni senza avere paura: la costruzione di un clima favorevole, di occasioni e combinazioni sempre nuove, può riavvicinare le persone. Questa aspirazione può farci cambiare anche attraverso progetti più creativi: sarà il nostro atteggiamento e la nostra capacità di stare insieme a decidere il destino della cura della salute mentale, con l’obbiettivo irrinunciabile di accogliere tutti come membri a pieno titolo nella società.

Lo sforzo è superare la frattura fra “processo di cura” e “vita quotidiana”, uscire dai settori specifici e unire le competenze tecniche dell’aiuto con la socialità. La salute mentale è cambiamento che attiva e integra, perché senza “connessioni” fra le persone è impossibile stare bene: autenticità e buone relazioni servono tanto a chi ha un disagio psichico quanto a chi non ne ha.

“L’unica cosa sensata è l’invenzione di un altro modo, è la creazione di opportunità, di possibilità, di probabilità per le persone” F.Rotelli                                                                                                                                              

PERCHE’ Stella Polare Socializzazione funziona:


“Si tratta di una idea molto vecchia e dura a morire per cui scientifico è tutto ciò che si esprime con le categorie del quantitativo che fa riferimento a modelli chiari e distinti, che afferma la relazione lineare fra i fenomeni, che esclude la soggettività”  B.Saraceno


La sperimentalità del nostro contesto ci spinge a superare gli approcci rigidi, ma è per tutti utile e necessario, avendo a che fare con le persone, un atteggiamento più caldo, solidale e di reciproco scambio. Per produrre “saperi” nuovi serve il contributo sia dei tecnici che della gente comune (da non escludere mai dalla scena terapeutica). Dall’incontro fra scienza e vita quotidiana nascono idee e progetti più vicini a ciascuno, capaci di farsi carico “della sofferenza”. Per cambiare bisogna scommettere sulle persone e sulle relazioni, avere un’ idea di trasformazione e proporla.


“L’attività scientifica è materiata per grandissima parte di sforzo fantastico; chi è incapace di costruire ipotesi non sarà mai scienziato”A. Gramsci


Ci convince di più il rispetto e l’interesse per la persona piuttosto che l’elaborazione di sofisticate teorie psicologiche. Cerchiamo di sopportare l’incertezza e accogliere le diversità, perché lavoriamo soprattutto attraverso la relazione: condizione dedicata al “comprendere” e all’ “andare verso”, non certo allo “spiegare”, che tiene lontano l’oggetto per osservarlo con obbiettività nelle sue caratteristiche e funzioni. Nella relazione realiziamo i nostri bisogni e ci avviciniamo alla felicità: si sta insieme, si fa insieme, si condivide e si partecipa.


 “Quando lo sguardo non è clinico è il malato e non la malattia ad essere considerato e visto”  U.Galimberti  


Il nostro “rigore scientifico” è basato sulla centralità della persona, perciò, manteniamo alto il livello della riflessione, sapendo che anche i contrasti compongono un nuovo pensiero e che le azioni pratiche si fondano su un disegno collettivo, non definibile a priori perché, bisogni e risorse di una comunità vanno scoperti “entrandoci” e “avvicinandosi” alle persone. 

Riflettiamo su “Quanto strano sia a volte il destino della psichiatria per cui incomprensibilmente assume dignità scientifica e plausibilità terapeutica la parola e non l’assume l’azione. II colloquio può essere terapeutico ma non il fare insieme,  cambiare casa, andare a teatro o leggere poesie, cambiare lavoro o conoscere qualcuno, iscriversi ad un partito o uscirne, comprarsi un vestito nuovo o litigare, andare in barca o intervenire in una assemblea, avere degli amici o una nuova idea, avere una risposta al proprio bisogno di amore, poter esprimere un sentimento anomalo … per la psichiatria giusta tutto ciò non ha valore terapeutico in senso forte” U. Galimberti


Per dire quello che “accade veramente” nella vita di tutti i giorni, serve un linguaggio diverso da quello accademico e scientifico, inadeguato alla ricchezza delle esperienze di affetto, fantasia, singolarità che sono “cambiamento” continuo ed inarrestabile.


 “Ma se il nostro lavoro dovesse essere definito come privo di serietà e di rispettabilità scientifica il giudizio non può che lusingarci dato che esso ci accomuna finalmente alla mancanza di serietà e rispettabilità da sempre riconosciuta al malato mentale e a tutti gli esclusi” F. Basaglia        

 

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